Ventimila leghe sotto i ghiacci

C’è ancora spazio per scoperte sensazionali? Sembra di si. Una ricerca russa trentennale sta per aprire uno scenario inaspettato alla scienza. Il Vostok è un lago sub-glaciale di acqua dolce, lungo quasi 280 chilometri e largo 50, profondo 670 metri, il più grande tra le centinaia di bacini del continente antartico. Prende il nome dalla stazione sovietica che, durante alcuni esperimenti sismici per lo studio della struttura profonda del ghiaccio, scoprì, alla fine degli anni ’60, la massa d’acqua liquida.

Il lago si trova ad una notevole profondità, sotto i ghiacci della calotta polare che lo ricoprono con uno spessore di 3,7 Km. Si è stimato che il tempo necessario alla formazione di un così profondo accumulo di ghiaccio si aggira tra 0,5 e 1 milione di anni. In questi giorni è stato finalmente raggiunto dalle trivelle che hanno finito di perforare, dopo trent’anni di lavori, tale spessore glaciale.

Tramite misurazioni operate da rilevazioni di radar satellitari si è scoperto che il lago si estende per 14.000 km2 con un volume di 1.800 km3. La temperatura dell’acqua verso la superficie è fredda ma in alcune zone del fondo lambisce i 30 gradi, poiché il bacino si trova probabilmente in una zona in cui la crosta terrestre è più sottile. A tener liquida l’acqua del lago è primariamente il calore geotermico che fluisce dalla fessura tettonica dove esso è collocato, l’altissima pressione (circa 350 atmosfere) e l’effetto isolante del ghiaccio soprastante.

L’intero ecosistema lacustre è stato sigillato circa 20 milioni di anni fa, il lago potrebbe quindi essere un vero e proprio endopianeta, ovvero un mondo autonomo all’interno del pianeta Terra, rimasto nelle condizioni di così tanto tempo fa.

Una ricerca condotta da M. Siegert dell’Università di Bristol sulla morfologia degli strati più profondi del ghiaccio che ricopre il lago Vostok, basata su studi fatti con radar aerei, ha recentemente dimostrato che l’acqua del lago è in lento ma costante equilibrio dinamico con l’ambiente esterno: questo favorirebbe la presenza di forme locali di vita perché implica un continuo flusso e riflusso di gas atmosferici ed elementi nutritivi.

Ma che tipo di ambiente è il lago e quali forme di vita contiene? Ancora è impossibile dirlo, ma molto probabilmente, microorganismi come i batteri ed alghe, simili a quelle trovate ibernate nei campioni di ghiaccio estratti finora. “Potremmo trovare organismi che si sono evoluti in maniera imprevedibile” sostiene Tom Sowers della Pennsylvania State University. Se poi, sui fondali del lago Vostok, sepolti da almeno 100 metri di sedimenti, fossero presenti anche sorgenti idrotermali del tipo di quelle esistenti lungo le dorsali oceaniche si scoprirebbe un’isola ecologica di valore inestimabile.

Il nostro mondo e quello del lago Vostok potrebbero essere incompatibili. L’acqua del lago non è stata verosimilmente contaminata da elementi presenti sulla superficie terrestre ma un agente proveniente dalla Terra potrebbe contaminarla e magari sterminare la biologia del lago in pochi minuti. Così come un agente proveniente dal lago, sconosciuto per il nostro ambiente e potenzialmente pericoloso potrebbe provocare problemi imprevedibili per tutto il pianeta. Per questo nell’opera di scavo, il team russo ha prestato attenzione totale al pericolo di contaminazione biunivoca.

Nella zona sud-occidentale del lago, inoltre, il team di ricerca ha individuato e verificato per anni la presenza di una fortissima anomalia magnetica che si estende su un’area di 105 x 75 km. Alcuni ricercatori pensano che anche questo fenomeno sia da attribuirsi all’assottigliamento della crosta terrestre in quel punto. Ma alcuni rilievi effettuati da rilevatori sismici hanno individuato la presenza di un elemento a base metallica molto esteso, alla base del lago, forse un meteorite. Qualcuno avanza l’ipotesi che sia stato proprio questo meteorite a formare la cavità del bacino lacustre, poi sepolto dai ghiacci. L’ipotesi è che possa essere questa non specificata struttura a generare l’alterazione di 1000 nanotesla nel campo magnetico di una zona così estesa. Di certo c’è che l’agenzia nazionale per la sicurezza degli Usa (NSA) ha perimetrato la zona, secretato le comunicazioni sull’area e decretato il divieto di accesso per chiunque, per “evitare contaminazioni”.

di Giovanna FALASCA

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