Storia urbanistica di un quartiere simbolo di Roma

Per gli amanti di Roma, della storia, dell’urbanistica e dell’architettura, ai Musei Capitolini sarà aperta ancora fino al 20 novembre 2016 la mostra “La spina. Dall’agro vaticano a Via della Conciliazione” che illustra con dettaglio e ricchezza di documenti la trasformazione nel tempo del quartiere Vaticano dalle sue origini fino alla fase definitiva che ha generato l’aspetto oderno.

E’ una vera e propria mostra archeologica, nel senso che documenta le trasformazioni nel tempo e nello spazio, fase per fase, e dato che espone per ognuna di esse spiegazioni storiche approfondite, numerosi materiali architettonici e artistici recuperati dalle demolizioni ed anche documenti d’archivio, come fotografie, disegni e cartografie storiche.

L’esposizione, curata da Laura Petacco e Claudio Parisi Presicce, è organizzata in tre sezioni che hanno come riferimento discriminante proprio la Spina di Borgo. Attraverso sculture, affreschi, disegni, dipinti e cartografie, ripercorre le vicende di questo quartiere, dall’età repubblicana in cui era povero, malsano, extra-muraneo, all’età imperiale quando fu bonificato e divenne sede di ville aristocratiche. Si scoprirà l’originaria destinazione cultuale a Cibele ben prima della trasformazione in cuore del Cristianesimo. Si scoprirà che erano stati i pellegrini germanici nel Medioevo a definire «burgs» quell’agglomerato di case, di monasteri e diaconie tra la basilica di San Pietro e il Tevere e che solo nel Rinascimento lentamente si trasformò in un complesso di palazzi per la Curia e gli alti prelati.

Lì abitava Raffaello e per le sue stradine camminava Michelangelo ogni giorno quando affrescava la Cappella Sistina. Per il Giubileo del 1500 papa Alessandro VI Borgia aveva fatto realizzare per i pellegrini una nuova strada rettilinea in asse col portale del Palazzo Vaticano, la Via Alessandrina, per la quale era stato necessario demolire una fetta delle medievali case a schiera e ridefinire il tessuto urbano preesistente che prese una forma allungata, più larga dalla parte della basilica e a punta verso il fiume, che ricordava una spina da cui il toponimo.

Un secolo e mezzo dopo, in seguito alla realizzazione del mirabile piazzale delineato dal colonnato di Gianlorenzo Bernini, iniziò a baluginare l’idea di estrarre la Spina dal quartiere per dare visibilità alla basilica e alla grande piazza. Fu solo ai primi dell’800, però, durante l’amministrazione francese, che l’architetto Giuseppe Valadier elaborò un progetto che prevedeva la demolizione della Spina per realizzare una lunga passeggiata fino al porto di Ripetta. Quando Roma divenne capitale d’Italia, poi, l’esigenza di dotare la basilica di un accesso più “degno” divenne più pressante e si succedettero diversi piani regolatori con proposte discordanti.

Fu solo con la firma dei Patti lateranensi, l’11 febbraio del 1929, che la questione si risolse: nel concordato tra lo Stato italiano e lo Stao del Vaticano era prevista la distruzione della Spina e l’apertura di via della Conciliazione. Tale progetto fu portato a termine tra il 29 ottobre 1936 e l’8 ottobre 1937, grazie all’opera degli architetti Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli.

Lo stesso Piacentini constatò un po’ perplesso che “Prima si aveva la sensazione di immensità del monumento e contemporaneamente se ne gustavano i particolari che oggi in qualche senso sembrano perduti nell’immensità della cornice”.

Gli interventi di ricostruzione andarono avanti lentamente fino al 1950, a causa della seconda guerra mondiale e degli enormi costi dei lavori. Per il Giubileo del 1950 furono realizzati dal Comune anche i marciapiedi in travertino e l’illuminazione con i ventotto discussi obelischi porta lampioni.

In un’intervista rilasciata a Roberto Rotondo per 30giorni n. 1 del 2000, Alberto Sordi ricorda così l’effetto di avvicinamento a Piazza San Pietro prima dell’abbattimento della Spina di Borgo: “Avevo quattro anni quando vidi per la prima volta San Pietro e fu proprio per il Giubileo del 1925. Ero in compagnia di mio padre, venivamo da Trastevere, dove ero nato in via San Cosimato e dove vivevo con la mia famiglia. Arrivammo percorrendo i vicoli, che poi furono distrutti, di Borgo Pio: un ammasso di casupole, piazzette, stradine. Poi, dietro l’ultimo muro di una casa che si aprì come un sipario, vidi questa immensa piazza. Il colonnato del Bernini, la cupola. Un colpo di scena da rimanere a bocca aperta. Ecco, quello che ricordo di più di quel Giubileo fu questa sorpresa

Questo ed altro vi aspetta ai Musei Capitolini.

Catalogo: Gangemi Editore.

Per informazioni:

Piazza del Campidoglio 1, 00186 Roma

tel. 060608

www.museicapitolini.org

di Giovanna FALASCA

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