Aberrante cecità criminale

Tempo fa avevamo riportato la notizia delle degradate condizioni in cui versava la villa medicea di Poggio a caiano, emblema toscano, tra i numerossissimi, delle meraviglie dell’architettura, dell’urbanistica paesaggistica e dell’agricoltura afferente agli ideali rinascimentali di armonia e dominio dell’uomo sulla natura. Oltre alla residenza principesca, ci eravamo occupati anche della tenuta agricola delle “Cascine di Tavola”, creata per volontà di Lorenzo il Magnifico.

Ben 350 ettari, bagnati dalle acque dell’Ombrone, delineati in asse simmetrico con la residenza signorile di campagna del principe di Poggio a Caiano, luogo di incarnazione dell’utopia antropocentrica, realizzata con i principi di simmetria, di equilibrio, di bellezza, ma anche di funzionalità, di sperimentazione.

Nessun’altro luogo era come quello, un vero e proprio archetipo rinascimentale della ruralità toscana unico al mondo, sia storicamente parlando (e giù con una sequela di concetti quali bene comune, identità, patrimonio culturale, tutela del territorio, eccellenza, etc…), sia economicamente parlando, poiché, trovandosi la fattoria a pochi chilometri da Firenze, sarebbe stata una meta favorita per qualsiasi itinerario di visita di turismo colto, ma sarebbe anche potuta diventare il luogo perfetto in cui far rivivere un progetto di agricoltura di avanguardia ideato e seguito dalle università e dai centri di ricerca, come futuro centro delle eccellenze agroalimentari e polo scientifico di ricerca sull’alimentazione, altro che Expo 2015 Nutrire il Pianeta, scandalosamente sponsorizzato da multinazionali non esattamente improntate a principi di ecologia e rispetto della biodiversità come Coca-cola e McDonald’s!

Nel nostro articolo del 23 novembre 2012, http://www.archeomolise.it/storia/107602-un-altro-scempio-italiano.html, raccontavamo le vicende giudiziarie fiorite intorno a quel bene culturale. Oggi ci troviamo a dovervi aggiornare sulle evoluzioni del procedimento iniziato nel 2008 a seguito delle proteste di ItaliaNostra, Legambiente e di altre associazioni ambientaliste, e tutt’ora in corso: il magistrato ha definito la scelta della Soprintendenza locale che permise la speculazione edilizia del complesso da Bene storico (che avrebbe dovuto tutelare) a bene privato da lottizzare, smantellare, modificare in un complesso residenziale, come frutto aberrante di “cecità criminale”. Come dargli torto?

Purtroppo, però, forse per la lacuna della legislazione italiana in tema di patrimonio culturale (il colmo nel nostro “bel Paese”!) il magistrato ha potuto solo: – confiscare il complesso; – condannare l’unico imputato, l’ex rappresentate legale della Società Medicea s.r.l., fallita nel 2012, a 7 mesi con la condizionale… Solo 7 mesi per un danno morale incalcolabile e per un danno di milioni e milioni di euro per lo scempio e la distruzione delle strutture antiche; – dichiarare prescritta la posizione della Soprintendente (ora ex) che diede il consenso alla lottizzazione!

Nel marzo 2014 a Prato è stata allestita una la mostra “Un progetto per salvare la Fattoria Medicea” che raccoglieva i 9 progetti realizzati da 43 studenti del Laboratorio di restauro della Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, per sensibilizzare le istituzioni nazionali sulla necessità di salvare le Cascine.

L’iniziativa, realizzata in collaborazione dal Dipartimento di restauro, dal Comune di Prato e dall’associazione ARTinPo fu illustrata, secondo quelli che erano gli indirizzi comunali: l’edificio avrebbe dovuto ospitare un campus universitario, la scuola di formazione agroalimentare, la Banca dei semi, la Casa dell’agricoltura, il Polo scientifico, la vetrina dei prodotti tipici e il Polo del gusto, lo spazio per la coltivazione di grani antichi a scarso contenuto di glutine che il Comune aveva già avviato dal 2013, in collaborazione con i fornai della città.

Quel progetto, insomma, prevedeva una grande opportunità di recupero funzionale per la filiera agroalimentare ed enogastronomica italiana, con notevoli risvolti in ambito economico ed occupazionale. Purtroppo nulla da allora è cambiato, se non gli esiti del processo che si sono sopra indicati.

Questa è l’Italia.

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di Giovanna FALASCA

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