La storia non appartiene a nessuno, eppure è di tutti

Intorno all’anno 547 d.C., nel corso delle operazioni per togliere Roma ai Bizantini, il re ostrogoto Totila stanziò le sue truppe nei pressi dell’urbe. Ce ne parla anche lo storico Procopio di Cesarea (Cesarea in Palestina 490 ca. – Costantinopoli 565 ca.) in un passo della “Guerra Gotica” in cui racconta di quando Totila minacciò di radere al suolo Roma come ritorsione per la sconfitta subita in Lucania e il generale bizantino Belisario, per evitare questa sventura, scrisse a Totila una famosa lettera che riuscì nell’intento di farlo demordere dal suo fanatico proposito.

Leggiamo il passo in questione, purtroppo ancora drammaticamente attuale:

“Quando il re ostrogoto Totila fu informato del rovescio in Lucania, decise di radere al suolo Roma e, una volta messovi a quartiere il più dell’esercito, andare con il resto a combattere Giovanni ed i Lucani. Su suo ordine, gli Ostrogoti cominciarono a sfasciarla di muro in parecchi punti, progettando di mandarne i più belli e magnifici edifizi in fiamme e ridurla pascolo di armenti. E già un terzo delle mura era stato distrutto, quando Belisario, avvisato delle intenzioni di Totila, gli inviò degli ambasciatori, che consegnarono al re ostrogoto la seguente lettera:

«Come gli uomini saggi e che apprezzano le leggi del vivere civile, sono soliti rendere adorne di belle opere d’arte le città che non ne possiedono; così è azione da uomini stolti, invece, derubarle dei loro ornamenti, tramandando così ai posteri, senza alcuna vergogna, il ricordo e la prova della loro meschinità.

Ora, di tutte le città su cui splende la luce del sole, Roma è la più grande e la più mirabile. Alla sua costruzione non bastarono le forze di un solo uomo, né raggiunse tanta celebrità e splendore in breve tempo. Al contrario, tutta una lunga serie di imperatori e l’unione dell’opera degli uomini più illustri che fecero uso di ricchezze infinite per tanti e tanti anni, l’hanno resa splendida, ricca dei capolavori di architetti ed artisti, giunti da tutto il mondo. E quegli uomini, edificando questa città a poco a poco, la lasciarono ai posteri così come tu la vedi ora, a prova e testimonianza di quanto loro valessero.

Per la qual cosa, chi ora danneggiasse e facesse oltraggio a tanta grandezza, si renderebbe reo di grave delitto verso tutti gli uomini di ogni tempo: in un colpo solo, infatti, priverebbe sia gli antenati della testimonianza del loro valore sia i posteri della possibilità di godere della vista delle opere eccelse degli antenati.

Guardando ai fatti da quest’ottica, poiché le cose stanno così, vorrei che tu considerassi bene le due possibilità che ti si pongono davanti: o tu in questa guerra sarai vinto dall’imperatore, oppure, se ciò può essere possibile, sarai tu a batterlo.

Mettiamo pure che tu trionfi, o uomo illustre, allora distruggendo Roma non avrai rovinato una città altrui, bensì la tua propria, appena conquistata. Mentre invece, preservando un così nobile patrimonio, tu potrai reputarti arricchito, a buon prezzo, del più splendido possedimento della terra.

Se invece la fortuna ti sarà avversa, la tua opera di conservazione di Roma sarà un buon motivo affinché tu trovi grazia agli occhi del vincitore, laddove la distruzione sua ti toglierebbe speranza di ottenere clemenza e di avere qualche vantaggio.

Inoltre, avendo deciso come comportarti, in ogni caso ti arriverà la valutazione dei viventi che in ogni caso ti giudicheranno: infatti ognuna delle azioni compiute dai principi lascia necessariamente l’impronta sulla fama del loro nome.»

Totila, dopo aver letto più volte la lettera ed averci riflettuto bene, alla fine convinto dalle argomentazioni di Belisario, cambiò idea, fermando all’istante la distruzione di Roma. Fatti quindi partecipi della sua determinazione gli ambasciatori di Belisario ed una volta accommiatati, ordinò che il maggior numero delle sue truppe ponessero gli accampamenti presso l’agro chiamato Algido, posto a centoventi stadi dalle mura, e da qui impedissero agli imperiali di osteggiare da Porto la campagna. Totila, invece, col resto dell’esercito, avrebbe mosso contro Giovanni e i Lucani.”

Procopio di Cesarea, Guerra gotica, III, 22-23

di Giovanna FALASCA

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