L’Europa (re)investe nella ricerca

Lo scorso 19 luglio a Bruxelles Máire Geoghegan-Quinn, commissaria europea per la ricerca, l’innovazione e la scienza ha annunciato lo stanziamento da parte dell’Unione Europea di sette miliardi di euro per dare impulso all’innovazione in Europa attraverso la ricerca.
Questo pacchetto di finanziamenti, che rientra nel Settimo Programma Quadro europeo (7°PQ), è il più cospicuo mai messo in atto dalla Commissione Europea e supporterà i ricercatori europei nelle grandi sfide sociali che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi anni. Oltre a creare circa 174 mila nuovi posti di lavoro nel breve periodo, queste sovvenzioni dovrebbero far aumentare il Pil di ben 80 miliardi di Euro.
I finanziamenti alla ricerca sono fra le principali priorità dell’agenda politica dell’Unione Europea, e sono al centro dell’Unione dell’innovazione (IP/10/1288, MEMO/10/473), supportata nell’ambito della strategia Europa 2020 . “La crisi economica non è un motivo per ridurre i finanziamenti alla ricerca ma semmai una valida ragione per incrementarli. L’Europa sta dando l’ennesima dimostrazione del proprio impegno a porre la ricerca e l’innovazione in cima all’agenda strategica per la crescita e l’occupazione. La competizione a livello europeo per ottenere questi finanziamenti riunirà i migliori ricercatori e innovatori d’Europa per affrontare i problemi maggiori del nostro tempo, come l’energia, la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, i cambiamenti climatici e l’invecchiamento della popolazione” ha dichiarato la commissaria.

I bandi per complessivi 7 miliardi si rivolgono a tutti gli attori europei della ricerca: università, istituti di ricerca, grandi industrie, piccole imprese, istituzioni finanziarie.
La ripartizione per settori di ricerca vede invece in prima fila l’information and communication technology (1.325 milioni) e la salute (656 milioni). Iniziative specifiche riguardano, tra gli altri temi, anche la mobilità e i trasporti puliti, i cambiamenti climatici e la biodiversità, gli edifici ad alta efficienza energetica. Poco meno di 900 milioni andranno a finanziare le borse “Marie Curie” che supportano i ricercatori altamente qualificati (20 milioni sono destinati a un progetto pilota per sostenere i dottorati industriali europei).
«Le aspettative sono alte» commenta Alessandra Lucchetti (direzione generale Istruzione e cultura) sulla scia delle previsioni economiche elaborate dagli esperti di Bruxelles: 450 mila nuovi posti di lavoro nell’arco di 15 anni.

All’Italia, in particolare, toccherà migliorare la performance fin qui realizzata nell’ambito del VII Programma Quadro. È vero, infatti, che partiamo da una situazione di oggettivo svantaggio rispetto a competitor diretti come Germania e Francia, sia in termini di investimenti per la ricerca sia per numero di ricercatori, ma i risultati nell’accesso ai bandi Ue finora non sono brillanti.
Siamo quarti (dietro a Germania, Gran Bretagna e Francia) con 1,6 miliardi aggiudicati sui 17,5 finora assegnati complessivamente in tutti i Paesi europei ma abbiamo una quota di progetti che entrano in graduatoria (18,5% di quelli presentati) ancora bassa (la media della Ue è al 21,5%).
Divario ancora più netto se si considera il tasso di finanziamento dei progetti, in cui siamo quasi cinque punti lontani dalla media (16,4 contro 21%).
Facile chiedersi perché le proposte italiane riscuotano meno successo a Bruxelles. Per gli esperti italiani, a partire dai tecnici dell’Apre (Agenzia promozione ricerca europea), esiste indubbiamente un problema di qualità dei progetti che negli anni ci ha penalizzato: un deficit di eccellenza, se il confronto è ad esempio con gli standard tedeschi. Senza contare il gap che scontiamo tra gli esperti iscritti nella banca dati dei valutatori della Commissione, competenze preziose per conoscere dall’interno i meccanismi severi della peer review europea.

di Sandra GUGLIELMI

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