Kepler: per una vita stellare oltre il Sistema Solare

Il 2015 si apre con un nuovo record per i planet hunters, letteralmente cacciatori di pianeti. I telescopi spaziali della Nasa hanno infatti scoperto oltre mille nuovi pianeti la cui massa è pari o superiore a quella di Giove, tre dei quali potenzialmente abitabili. Si chiamano exoplanets, propriamente esopianeti o pianeti extra-solari e si trovano tutti al di fuori del nostro Sistema Solare. Scenari che ricordano molto la lungimirante trama di Interstellar, ma qui di materiale fantascientifico ce n’è poco. I corpi celesti in questione sono Kepler 438b, Kepler 442b e il gigante Kepler 440b, la super-Terra. Si tratta di terre aliene accomunate dalla presenza di potenziali caratteristiche di abitabilità. Questi affascinanti esopianeti infatti, rispondono ai criteri di Goldilocks, parametri che determinano le zone abitabili di un pianeta, ovvero le aree in cui si creano le condizioni necessarie per la presenza di possibili forme di vita. Più tecnicamente, in astronomia viene definita “zona abitabile” di una stella, o zona abitabile circumstellare, la regione di una stella che è potenzialmente in grado di conservare acqua liquida sulla sua superficie. Eppure, se l’acqua costituisce uno dei fattori vitali per l’eventuale esistenza di organismi viventi, questi nuovi pianeti presentano anche altri elementi interessanti, quali temperatura superficiale, quantità di radiazione stellare e manto roccioso simile a quello terrestre. Kepler 438b, appartenente alla costellazione della Lira e distante dalla Terra 470 anni luce, di modeste dimensioni, presenta diversi indicatori conformi ai criteri di abitabilità, quali la superficie rocciosa. Questo pseudo-habitat lontanissimo completa un’orbita intorno alla sua stella ogni 35 giorni (periodo siderale o anno), abbastanza da far felice anche il piccolo principe il cui piccolo pianeta compiva un’orbita al minuto. Kepler 442b invece, 1100 anni luce dalla Terra e tre volte più grande di essa, ha una probabilità del 60% di essere roccioso. Stando allo studio condotto da Guillermo Torres del Centro per l’Astronomia Harvard-Smithsonian, questo nuovo “nato” riceve circa due terzi del calore che arriva sulla Terra tanto da poter essere definito un lontano cugino del nostro pianeta. L’ipotesi che questo pianeta possa essere roccioso e molto più caldo di esopianeti precedentemente scoperti quali Kepler 186f è un dato incredibilmente singolare. Ancora difficile invece dire se i corpi celesti in questione abbiano o meno atmosfera, sebbene gli strati isolanti di gas in cui sono incapsulati facciano pensare che la temperatura di Kepler 438b possa aggirarsi attorno ai 60 gradi celsius mentre possa raggiungere lo zero su Kepler 442b. In generale, maggiore risulta l’atmosfera planetaria di un grande pianeta, maggiore sarà la probabilità che sul pianeta si verifichi l’effetto terra. Come accade per la Terra, fortunatamente per noi protetta dai peggiori capricci del vento solare grazie al suo forte campo magnetico, qualcosa di analogo dovrebbe verificarsi anche su questi pianeti. Difficile e troppo prematuro però poter ricostruirne con esattezza le caratteristiche fisiche e dinamiche. David Kipping, co-autore della ricerca e astronomo del Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, ha invitato alla cautela dichiarando: “Non possiamo affermare con certezza che questi pianeti siano veramente abitabili, possiamo solo dire che sono candidati promettenti per quanto riguarda l’abitabilità”. Se questi pianeti remoti siano nuove terre da colonizzare per le brame insaziabili dell’uomo o nostri potenziali invasori, resta un interrogativo aperto, quel che è certo è che queste scoperte hanno rianimato, nella comunità scientifica e non, il controverso dibattito sull’esistenza di altre forme di vita. In fondo, pensare che la Galassia per antonomasia, quella del nostro Sistema Solare, sia l’unica, potrebbe farci peccare di una superiorità antropologica a cui risulta difficile credere, marchiandoci detentori di una solitudine galattica. Un primato che suona come una condanna nell’infinità dell’universo. Intanto, la comunità scientifica statunitense freme in attesa di un nuovo satellite, il Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) che dovrebbe essere lanciato nel 2017 e incentrare il suo studio sulla ricerca e conoscenza degli esopianeti.

Per chi voglia saperne di più, la scoperta è stata resa nota dal Center of Astrophysics (CfA) dell’Università di Harvard-Smithsonian e presentata a Seattle dall’American Astronomical Society. Sul sito ufficiale del Centro di Astrofisica è stato curato un dettagliato dossier sull’argomento mentre un’interessante rubrica è stata aperta per l’occasione sulla rivista Science Daily. Per chi fosse realmente interessato, l’Università di Porto Rico ha stilato un catalogo minuzioso in cui compaiono tutti gli esopianeti finora scoperti e le loro caratteristiche.

Se la Terra vi sta stretta, non è detto che un giorno non possiate acquistare un biglietto per una nuova vita stellare tra le terre vergini o popolose del sistema planetario Keplero. Ai più sognatori, buon viaggio!

di Martina DI CHIRO

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