All’Opificio delle Pietre dure check-up del dipinto “l’Adorazione dei Magi” di Leonardo

L’Adorazione dei Magi è un dipinto a tempera mista a olio, con parti in lacche rosse e verdastre, su una tavola lignea di 2,46 x 2,43 metri, preparata a biacca.

Fu commissionato a Leonardo dal monastero di San Donato a Scopeto e il maestro vi lavorò dal 1481 al 1482, lasciandolo però incompleto a causa della sua partenza per la corte sforzesca di Milano.

Il dipinto, pur se privo del completamento del disegno e della stesura finale dei colori, rivela grandi qualità sia tecniche, sia iconografiche, sia compositive ed è considerato, pur nella sua condizione di opera non finita, un capolavoro del genio sperimentale leonardesco su cui storici e critici d’arte di sono confrontati spesso anche in maniera polemica.

La tecnica innovativa si configura in una composizione monocroma con chiaroscuro in cui i personaggi sono modellati a bistro (bruno di manganese) tono su tono, e rialzati con successive velature con biacca di bianco di piombo stesa a pennellate.

Leonardo scriveva che tale tecnica serviva a rinforzare gli scuri e fare emergere le parti luminose dei corpi, così da dare senso plastico alle forme in maniera analoga allo scultore.

Dal punto di vista iconografico, invece, la novità sta nella scelta di centrare l’episodio dell’epifania del Bambino ai Magi nel momento ben preciso in cui il Bambino, facendo un gesto di benedizione, rivela la sua natura divina agli astanti quale portatore di salvezza. Così facendo Leonardo focalizzava l’attenzione su un profondo senso religioso dell’evento, non considerato solo un episodio della vita di Gesù ma il simbolo dello sconvolgimento interiore di fronte al manifestarsi della divinità, prova ne sono i gesti e le espressioni degli astanti, per nulla classicamente composti, ma “sconvolti” dall’epifania del figlio di Dio.

Da un punto di vista compositivo, l’eccezionalità del dipinto sta nei rimandi delle figure geometriche disegnate dalla collocazione delle figure nello spazio prospettico: la Sacra Famiglia è posta al centro e i Magi stanno alla base di un’ideale piramide che ha come vertice la figura di Maria che, collocata in posizione leggermente arretrata, costituisce anche il centro di una semi- circonferenza realizzata dalle altre figure di pastori ed angeli disposte in corteo dietro di lei. La forma pressoché quadrata della tavola permise a Leonardo di organizzare la composizione lungo le direttrici diagonali, con il centro nel punto di incontro, dove si trova la testa della Vergine la cui figura accenna un movimento rotatorio, con le gambe orientate a sinistra e il busto e il volto verso il Bambino a destra. Il leggero moto della Vergine sembra così propagarsi per cerchi concentrici, come un’onda generata dalla rivelazione divina.

Oggi il dipinto è stato trasferito dal museo degli Uffizi ai laboratori dell’Opificio delle Pietre dure, alla Fortezza da Basso, dove gli esperti lo sottoporranno ad approfondite analisi diagnostiche, necessarie per valutarne lo stato di conservazione e per stabilirne l’eventuale necessità di un restauro che sarebbe un evento sia perché si tratta di un’opera del grande maestro toscano, sia perché tale ipotesi, già presa in considerazione tempo fa, è stata al centro di polemiche tra esperti di fama internazionale tra cui anche il Prof. Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani.

di Giovanna FALASCA

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