Francesco Hayez, un veneto alla conquista della Milano risorgimentale

Nell’ambito delle celebrazioni del 150° anno del Regno di Italia, si può visitare alla Pinacotaca di Brera, fino al 25 settembre, un’interessantissima mostra che celebra la ricca ed intensa atmosfera culturale che si respirava a Milano durante il Risorgimento, attraverso la figura e l’attività di Francesco Hayez, l’ultimo dei pittori romantici, come lo definì Camillo Boito, che visse ed operò in stretto contatto con altri artisti, come Manzoni e Verdi, che posero la loro firma nella storia del paese in formazione. Attivi nella Milano ottocentesca, il più importante centro dell’editoria, della produzione artistica, del mercato dell’arte e del collezionismo e dell’attività musicale che svolse un ruolo decisivo per l’unità culturale italiana, ne furono da subito individuati come riferimenti culturali, poichè furono capaci di guidare un paese nascente definendone valori e forme espressive.

A questo clima Hayez aderì pienamente e non è azzardato affermare che egli fu per la pittura ciò che Manzoni fu per la letteratura. Persino Mazzini lo ammirava, ritenendo che “la sua ispirazione emanava direttamente dal Popolo”.

Veneziano di nascita, Hayez arrivò a Milano presso lo zio, il collezionista e mercante d’arte Francesco Binasco, che pensava di avviarlo al mestiere di restauratore per risolvere gravi problemi finanziari della famiglia. Il giovanotto però, carpiti facilmente  i segreti del disegno, mise a frutto in ben altro modo il suo evidente talento: ben presto vinse il concorso per l’alunnato di Roma dove entrò nelle grazie della massima autorità artistica del tempo, Antonio Canova. Fu lui ad iniziarlo all’arte antica e alla pittura di Raffaello, indicandogli il cammino di una carriera luminosa.

Coniugando sapientemente e con personalità la lezione stilistica neo-classica appresa negli anni romani con le tematiche storiche romantiche tipiche dell’area lombardo-veneta,  Hayez divenne ben presto il massimo esponente del Romanticismo pittorico in Italia, raggiungendo anche l’ambita posizione di professore all’Accademia di Milano dove insegnò ininterrottamente dal 1822 al 1879, fino a pochi anni dalla sua morte.

La mostra è incentrata sull’esposizione delle opere di Hayez che testimoniano i suoi rapporti privilegiati con Manzoni e con Verdi che, pare, richiedesse sempre la sua consulenza per la messinscena delle opere. Sono in esposizione i primi dipinti storici degli anni venti e quelli dell’esordio come pittore romantico a Milano, molti ritratti degli intellettuali milanesi, compreso quello famosissimo del Manzoni, e dei committenti e proprietari delle sue opere, fino ai quadri ispirati alle famose opere manzoniane e ai popolari melodrammi verdiani. Non mancano però anche documenti storici interessantissimi e poco noti tra cui, per esempio, la lettera autografa con le condoglianze di Giuseppe Verdi per la morte dello stesso Hayez

La mostra si deve all’ideazione di Fernando Mazzocca, il massimo studioso di Hayez, e di Isabella Marelli, conservatrice delle opere dell’Ottocento della Pinacoteca di Brera, che avevano già collaborato alla grande rassegna dedicata nel 1983 da Milano al pittore, in occasione del centenario della morte del pittore.

Per informazioni:
Pinacoteca di Brera
Via Brera 28 – 20121 Milano,
tel. 02-722631, fax 02-72001140
www.brera.beniculturali.it
email: brera.artimi@arti.beniculturali.it
Catalogo: Skira

di Giovanna FALASCA

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