Orlando Furioso: una mostra a Ferrara a 500 anni dalla prima edizione

La mostra, “Orlando Furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”, chiuderà i battenti l’8 gennaio 2017 al museo di Palazzo dei Diamanti a Ferrara. La rassegna presenta un viaggio tra le pagine dell’Orlando Furioso attraverso una selezione di opere note ad Ariosto o coerenti con la tradizione figurativa del suo tempo. IL percorso si snoda tra dodici sale in cui vengono trattati altrettanti temi che si ricollegano, direttamente o indirettamente, all’opera nata come sequel del romanzo cavalleresco pubblicato a Firenze 30 anni prima: l’”Orlando Innamorato” di Matteo Maria Boiardo.

Gli svariati temi trattati possono essere racchiusi in tre grandi categorie: il reale (sale I-VI), l’immaginario (sale VII-VIII) e l’opera (IX-XII). I primi oggetti esposti enfatizzano il significato della battaglia: dal corno in avorio che la leggenda attribuisce al corno Olifante che Orlando utilizzò a Roncisvalle, a sculture romane e cinquecentesche per finire con il disegno di Leonardo “Una battaglia fantastica con cavalli ed elefanti”. Proseguendo ci si ritrova di fronte ad una delle poche armature da giostra e da battaglia di Niccolò Silva datata ai tempi della stesura dell’Orlando Furioso. Nelle sale successive le opere esposte collegano Ariosto direttamente al suo tempo evidenziando ad esempio i rapporti che lo legavano sia alla casata estense che a quella dei Gonzaga (bellissimo il quadro del Mantegna “Minerva che scaccia i Vizi dal giardino delle Virtù”) o la rinascita del teatro con i due filoni principali: a Roma il teatro “archeologico” grazie a Tommaso Inghirami con le rappresentazioni in latino e a Ferrara il teatro “contemporaneo” in lingua volgare. Nella prima parte della mostra non poteva non mancare il protagonista per antonomasia del tempo: l’immagine del cavaliere. Anche se nel poema l’Ariosto non descrive mai scrupolosamente la sua figura sono esposti alcuni preziosi oggetti che ricalcano l’immagine del cavaliere/guerriero nel 1500 ponendo un accento sulla figura femminile che da semplice oggetto diventa il soggetto principale del tempo. L’olio su tela di Vincenzo Catena: “Giuditta con la testa di Oloferne”, il ritratto del Gattamelata di Giorgione e la spada attribuita a Boabdil, l’ultimo emiro d’occidente, sono le opere che sedurranno di più il visitatore.

Nella settima e ottava sala il protagonista diventa l’immaginario e come questo abbia avuto un ruolo determinante nell’opera di Ludovico Ariosto. Nello scrittore il meraviglioso si nutre sia delle “cortesie” del mondo arturiano e carolingio e sia della mitologia classica ma si manifesta anche nell’eco delle grandi scoperte geografiche del Nuovo Mondo. Da non perdere il quadro di Paolo Uccello “San Giorgio e il drago” e la prima mappa, detta del “Cantino”, fatta disegnare da Ercole I d’Este a Lisbona che registra le nuove scoperte geografiche.

Nell’ultima parte del percorso una selezione di opere e manoscritti illustrano le fonti, letterarie e figurative, che ispirarono Ariosto: dall’Hercules furens di Seneca al Lucrezio impazzito a causa di un filtro d’amore, da alcuni studiosi riconosciuto in un suggestivo disegno di Giuliano da Sangallo. Con la spiegazione del perché “furioso” il poema diventa la star dell’esposizione il cui successo ebbe un’ampia portata già tra i suoi contemporanei. La più antica testimonianza di stima giunta fino a noi è quella lasciata da Niccolò Machiavelli in una lettera del 1517 indirizzata a Lodovico Alamanni, in cui lamentava il fatto che Ariosto, in un poema «bello tutto et in di molti luoghi mirabile», avesse volontariamente dimenticato di nominarlo. Un poema in continua trasformazione fino all’edizione del 1532 con la capacità di assorbire le tradizioni più varie e restituirle in un tutto armonioso attraverso la scrittura: se ne accorse Cervantes che omaggiò la grandezza del poema ariostesco nel Don Chisciotte, libro che congeda il visitatore al termine della mostra.

di Giuseppe LEMBO

Informazioni:

Orari di apertura
Tutti i giorni 9.00 – 19.00
Aperto anche 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio
Prenotazioni:
tel. 0532 244949
diamanti@comune.fe.it

Biglietto d’ingresso

Tariffe (audioguida inclusa per i singoli visitatori, radioguida obbligatoria inclusa per i gruppi)
– Intero: euro 13,00
– Ridotto: euro 11,00 (dai 6 ai 18 anni compresi, over 65, studenti universitari, categorie convenzionate)
– Gruppi (minimo 15 persone): euro 11,00 (1 accompagnatore gratuito ogni 20 paganti)
– Scuole: euro 5,00 (2 accompagnatori gratuiti per ogni classe)
– Gratuito: bambini sotto i 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti e guide turistiche con tesserino, personale MiBACT con tesserino, membri ICOM, militari in divisa
– Biglietto famiglia
2 adulti + 1 bambino: euro 24,00 | 2 adulti + 2 bambini: euro 32,00 | 2 adulti + 3 bambini: euro 40,00 (bambini dai 6 ai 14 anni)
– Biglietto Open: euro 16,00 | Biglietto con prenotazione senza vincoli di orario e data valido fino a fine mostra

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