Molise: il passato è una terra straniera

Un certo scalpore è stato diffuso dalla stampa locale con la notizia del ritrovamento fortuito nei giorni scorsi di una necropoli alto-medievale avvenuto a Boiano (CB), in località Fontanelle di Tavone dove, durante i lavori per la realizzazione di un nuovo braccio di metanodotto, sono state individuate una quarantina di tombe di adulti e bambini, con orientamento E-O e con rivestimento in grossi lastroni calcarei o ciottoli fluviali, in cui era conservato un corredo ridotto. Non se ne sa ancora nulla di preciso ma pare che una tomba fosse stata già intaccata da precedenti lavori di una trentina di anni fa per la realizzazione di un canale idrico durante il quale cantiere nessuno si deve essere accorto di niente (!).

Ogni tanto viene data, tra squilli di tromba che velocemente si azzittiscono senza lasciare eco, una notizia su qualche ritrovamento in Molise, importante per la ricostruzione della topografia dell’antico Sannio, per l’identificazione di un sito, per la conoscenza della cultura materiale dei nostri progenitori…. e poi non se ne sa più nulla, né a livello divulgativo né in pubblicazioni scientifiche.

Homo erectus e poi sapiens, le civiltà di Sanniti, Greci, Etruschi, Dauni, Punici, Saraceni, Longobardi, Bulgari, Svevi, Normanni, Francesi e Spagnoli, Inglesi…. hanno calpestato o solo attraversato il suolo molisano o influenzato la sua cultura materiale ed immateriale.

Tutti senza lasciare traccia materiale e/o culturale?

Cosa pensiamo? Che in Molise noi contemporanei siamo i primi abitanti fin dall’era del Big Bang? E’ normale trovare resti delle civiltà umane che nei millenni hanno vissuto in questo territorio, sarebbe strano se ciò non avvenisse. Meno normale è che ce ne stupiamo, meravigliati che anche qui sia esistito un passato, totalmente avulsi dalla conoscenza delle nostre radici, molto più sfaccettate e complesse di quanto si creda.

Se la meraviglia fosse frutto di curiosità, amore, voglia di conoscenza sarebbe un bel segno, ma la meraviglia in Molise è frutto di un atteggiamento annoiato, chiuso in se stesso, culturofobico, che si desta per un’inconsueta notizia per soli 5 minuti e proferisce il suo interesse (tanto per far vedere di essere davvero interessati) e poi si torna al proprio modernissimo particulare.

Evidentemente il molisano tipo, categoria in cui rientra l’articolista di giornali cartacei ed elettronici e lo speaker dei telegiornali, stenta a considerarsi parte dell’evoluzione del resto del pianeta e vive in un continuo presente senza conoscenza, senza memoria, senza legami, senza identità (in una parola senza Storia!) ma con tanta tanta presunzione.

Se andiamo da un benzinaio (categoria professionale presa a caso) di Cortona, di Poggibonsi, di Umbertide, di Camerino…. saprà parlarci della sua storia, raccontarci leggende (sapendo che sono tali!) ed affascinarci con il racconto del suo passato, siatene certi, perché per lui è una realtà ancora viva e fonte di orgoglio derivare dai progenitori Etruschi, Umbri, Piceni.

Andate da un benzinaio di Matrice, Morrone del Sannio, Tufara, Mafalda (paesi molisani nominati a caso), non vi saprà dire niente di preciso, consapevole, corretto, personalmente rielaborato sulla storia del territorio in cui vive, non saprà dare indicazioni storiche corrette al turista e al curioso. L’ignoranza (nel senso etimologico di mancata conoscenza) regna sovrana. E va bene così…. è normale!! Non ci staremo a far sconvolgere la vita da due pietre di una necropoli, no?!

Non è normale, invece, continuare a trovare solo per caso i resti del nostro passato e, subito dopo, ce ne dimentichiamo TUTTI, cittadini, addetti ai lavori, istituzioni locali, intellettuali…

Non è normale che non si scavi in maniera programmata come frutto di ricerca ma che ci siano ormai solo scavi di emergenza.

Non è normale che, per carenza di soldi, non si musealizzi nulla di ciò che viene ritrovato mentre si interrano siti che dovrebbero essere ancora indagati e mentre i magazzini della Soprintendenza scoppiano di materiali interessanti e meravigliosi.

Non è normale che non si dia risonanza alle scoperte e che non si diffonda la cultura storica del nostro territorio.

Non è normale che i siti e i musei archeologici siano pressoché vuoti e che non si dia spazio ad associazioni competenti per fare didattica e divulgazione, rendendoli attrattivi e funzionali alla condivisione della cultura.

Non è normale che, per esempio, il sito di Saepinum-Altilia (che dovrebbe essere trattato come un gioiello delle risorse culturali e turistiche del Molise) non abbia un biglietto di ingresso, un gruppo stabile di guide archeologiche, che abbia solo 4 custodi per 12 ettari di area da controllare e manutenere e che il suo piccolo museo e le altre sedi espositive (meravigliose! chi le conosce?) siano spesso chiuse, non accessibli, impolverate, sconosciute.

Non è normale che nelle indicazioni stradali il sito di Pietrabbondante, massima realizzazione architettonica (e quindi politica) conosciuta del Sannio Pentro, alterego panitalico alla romanitas conquistatrice, grande santuario dell’intero nomen dei Sanniti, sia presentato ancora con la definizione parziale e limitativa di “teatro sannitico” e nessuno abbia il pungolo di correggere quella ridicola banalità.

Non è normale che non ci sia più da anni un Soprinendente archeologo in Molise (ruolo ricoperto ad interim dal dirigente regionale) né che delle quattro ispettrici archeologhe della Soprintendenza regionale, una sia andata in pensione e tre siano sulla strada del pensionamento e non sia stato previsto per tempo e intelligentemente un concorso per sostituirle.

Non è normale che una giornalista della rete Rai regionale, parlando al telegiornale di un romanzo storico presentato giorni fa a Termoli, sia convinta che Costanza d’Altavilla è stata data in sposa ad Enrico II di Svezia!

Non è normale che siti storici belli ed importanti come il Castello di Gambatesa, per esempio, siano a rischio di chiusura un mese si e l’altro pure o che il Museo archeologico di Venafro, allestito nell’ex monastero di Santa Chiara, risulti essere tra quelli meno visitati in Italia!

Non è normale che non ci sia l’orgoglio delle origini e l’intelligenza economica di valorizzare e far fruttare il nostro territorio. Se tutto ciò non fosse tragico, ci sarebbe da morire dal ridere.

di Giovanna FALASCA

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