Alla malora la Pompei nolana

Il Villaggio prreistorico di Nola, la cosiddetta Pompei nolana, è uno straordinario sito archeologico dell’Età del Bronzo Antico, seppellito dall’eruzione del Vesuvio detta “delle Pomici di Avellino” datata al 1860-1680 a.C.

Venne alla luce nel 2001 durante gli scavi per la realizzazione di un centro commerciale e ci si rese immediatamente conto della sua eccezionale importanza: le capanne sepolte dall’eruzione vulcanica, infatti, si erano conservate attraverso il loro calco nel fango e nella cenere che le aveva inglobate, sigillando tutto ciò che esse contenevano.

A parte l’eccezionalità della conservazione, il sito di Nola è importante anche perché ha permesso di comprendere la forma che avevano le capanne, l’orditura dei tetti e il tipo di carpenteria, oltre all’organizzazione topografica e funzionale di un villaggio in questo contesto storico e geografico.

Purtroppo non è tutto ora quello che luccica, dopo la scoperta e lo scavo, infatti, le capanne sono state sommerse dall’acqua a seguito dell’innalzamento della falda acquifera che provocò anche il crollo di un costone ed il conseguente sequestro dell’area da parte dell’autorità giudiziaria che impedì la prosecuzione degli scavi.

Uno studio geologico individuò le cause dell’allagamento e per risolvere la situazione era stato istallato un impianto di aggottamento della falda, ma nel maggio del 2007 l’aggravarsi della situazione ha reso palese che tale soluzione non poteva essere considerata sufficiente né definitiva, neanche con pompe di maggiore potenza e portata.

Allora è stato presentato un intervento diverso molto complesso ma costosissimo e, in considerazione dell’ingente investimento da mettere in campo, le istituzioni hanno pensato bene di rinunciare a salvare il sito, e di ovviare al problema procedendo ad un lavoro di calco delle strutture residue e ad un inevitabile e fatale abbandono del sito alla forza dell’acqua e al suo definitivo ed irrecuperabile interramento.

Nola si avvia così a perdere un patrimonio archeologico di straordinaria importanza scientifica, a perdere un potenziale attrattore di turismo culturale, a perdere un pezzo di storia, a perdere un’occasione di rilancio, tanto con la cultura non ci si mangia, vero?

di Giovanna FALASCA

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