Inaugurazione del santuario sannitico di Ercole a Campochiaro (CB)

Lo scorso 25 settembre è stato aperto al pubblico un sito archeologico imponente eppure poco noto: il santuario sannitico di Ercole, situato a circa 800 m s.l.m. sul versante nord della catena appenninica del Matese in Località La Civitella, in agro di Campochiaro (CB), posto grossomodo a metà del percorso che congiungeva Boianum e Saepinum.

Nulla di strano, se non fosse che tale sito, il cui scavo è iniziato ben più di 20 anni fa, è sempre stato inaccessibile ai visitatori.

Il sito sorge in una zona isolata, non agevolissima da raggiungere e circondata da vegetazione boschiva molto fitta, si configura indubbiamente come un luogo non facile da controllare. Al precipuo scopo di proteggere i resti del santuario, anni fa tutta l’area interessata dagli scavi archeologici fu recintata e resa così inavvicinabile. Ciò non ha fermato però i ladri che a più riprese hanno trafugato vari reperti archeologici provenienti dallo scavo, mentre ne ha impedito la visita a scolaresche, appassionati, studiosi.

Le scelte di gestione del patrimonio storico-archeologico del Molise sono sempre difficili da prendere, in considerazione della scarsità di risorse finanziarie della Soprintendenza archeologica regionale da destinare anche al personale e agli strumenti di sorveglianza, di contro all’abbondanza e capillarità sul territorio di siti archeologici, noti e meno noti, scavati o solo individuati.

Forse, si spera, la scelta di inaugurare finalmente il sito è un segnale della volontà di aprire in maniera stabile il sito alle visite, ciò costituirebbe un primo passo per far diventare fruibile alla comunità un gioiello paesaggistico, storico, archeologico che perderebbe il suo valore identitario se continuasse ad essere chiuso, interdetto alla conoscenza dei più, in barba alla volontà di consapevolezza storica delle redici di questo territorio che arrivano da più fronti negli ultimi anni.

Ne ricordiamo brevemente le caratteristiche: il santuario occupa un’area di forma grossomodo triangolare, estesa circa 150 x 125 m, circondata da un imponente muro perimetrale costruito in opera poligonale con blocchi lavorati con tecnica raffinata, nel quale si aprivano due porte monumentali d’accesso. L’area all’interno del recinto è dislocata su due livelli altimetrici differenti, due terrazze raccordate tra loro da un edificio di contenimento, lungo e stretto costituito da un portico a due navate al cui centro si apriva una scalinata che permetteva in maniera progressiva e scenografica l’accesso al tempio che risulta orientato ad est/ sud-est. Quest’ultimo, impostato su un podio non molto esteso in altezza sulla cui fronte si apriva la scalinata d’accesso alla cella, ha la tipica forma dei tempi etrusco-italici, con pianta rettangolare di 15,30 x 21,30 m. prostila tetrastila di ordine ionico, con decorazioni fittili a bassorilievo (lastre traforate, lastre con palmette e spirali, antefisse figurate) applicate alle trabeazioni lignee e al tetto.

All’interno dell’edificio sono state scoperte strutture connesse con particolarissimi riti di fondazione ed inaugurazione. L’edificio è datato al 130-120 a.C. ma esso e tutto il resto delle strutture del santuario hanno avuto varie e complesse fasi di vita, databili complessivamente dal IV a.C. al IV d.C. ma con un notevole iato a partire dall’epoca delle guerre civili. Ricco e molto vario è anche il materiale votivo ritrovato in tutto il santuario. Il sito è stato identificato con la località indicata nella Tabula Peutingeriana con l’evocativo toponimo “Fanum Herculis Rani” probabilmente interpretabile come forma corrotta del teonimo Hercules Curinus attestato anche altrove che potrebbe essere collegato con il nome del locale torrente Curino, oppure con quello dell’arcaica divinità romana Quirinus “importata” nel Sannio per motivi politico-cultuali non al momento intellegibili.

In occasione della lodevole manifestazione che si ripete ogni anno delle “Giornate europee del patrimonio” il 25 settembre è stata svolta, come abbiamo accennato,  l’inaugurazione del sito, alla presenza della Soprintendente Alfonsina Russo, del sindaco di Campochiaro Antonio Carlone e del presidente della Provincia Rosario De Matteis. La Dott.ssa Stefania Capini, che ha condotto per anni le campagne di scavo del sito, ha fatto gli onori di casa, tenendo una dettagliata visita guidata all’area.

E’ stata così ufficializzata la disponibilità della Soprintendenza a rendere accessibile il sito a visitatori che intendessero visitarlo. Nel rispetto della logica della prossimità e dell’appartenenza alla comunità locale e della fattiva condivisione di responsabilità, in verità, sarebbe stato simbolicamente più significativo e concretamente più utile consegnare le chiavi del sito all’amministrazione comunale di Campochiaro affinché potesse gestirne la fruibilità in maniera più autonoma, pur se in concordanza con la Soprintendenza.

Per informazioni e prenotazioni delle visite:

Soprintendenza archeologica del Molise

tel. 0874-427-313, fax 0874-427-352

email: sba-mol@beniculturali.it

di Giovanna FALASCA

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