I danni al patrimonio paesaggistico, ambientale e storico-archeologico del Molise

Una delle forme più attuali, più concrete e visibili di danno configuratesi in questi ultimi anni per il paesaggio molisano, inteso non solo in senso naturalistico, ma anche nei suoi valori evolutivi storici e culturali, è stato sostanzialmente quello dell’istallazione indiscriminata di aerogeneratori, al secolo le pale eoliche.

Mappa indicativa delle istallazioni eoliche per cui è stata presentata richiesta in Molise, redatta dal WWF Molise

Tutte le energie rinnovabili sono ben accette, ma se si profila anche solo il sospetto di una esagerata ed anomala richiesta di installazione di campi eolici in una tra le regioni più piccole d’Italia, se si denuncia una mancata informazione al cittadino sui costi reali di questa attività, se si profilano speculazioni ed addirittura infiltrazioni camorristiche anche in questo ambito, se non è comprovata l’utilità di produzione energetica e soprattutto se gli impianti eolici devono essere istallati in località non adatte perché caratterizzate da valori paesaggistici ed ambientali importanti o dalla presenza di resti archeologici, i difensori del territorio inevitabilmente insorgono. E così è stato.

La sollevazione popolare innescata dalle proteste della rete “anti-eolico selvaggio” ha dato il via ad un processo virtuoso che ha stimolato in cittadini ed istituzioni una più consapevole considerazione del problema dell’uso del territorio. Ciò ha portato alla redazione di una normativa regionale (L. 12/2010) in tema di tutela dei siti archeologici che mirava a “salvare” alcuni siti archeologici dalla minaccia dall’istallazione di decine di pale eoliche:

in primis il meraviglioso sito di Saepinum–Altilia che conserva tracce sovrappostesi nei secoli: una fortificazione megalitica d’altura, un insediamento commerciale di età sannitica, un santuario di età ellenistica cui s’è sovrapposta una chiesa paleocristiana, un municipium romano di età imperiale, un villaggio rurale attraversato dal tratturo Pescasseroli-Candela, rinato sulle vestigia antiche e datato a partire dal XII secolo ma che ha conservato l’aspetto dell’ultima fase edilizia ‘700-‘800esca;

in secondo luogo il meno conosciuto sito di Santa Maria di Monteverde, a cavallo tra i comuni di Vinchiaturo e Mirabello, che conserva una interessantissima stratigrafia storica ancora da studiare del tutto, costituita da una cinta fortificata megalitica sannitica, un vicus o villa di età romano-ellenistica, un’abbazia benedettina altomedievale ed una chiesa degli anni ‘30 del secolo scorso;

ultimamente si trova a rischio “pale” anche il complesso di siti archeologici conservatisi nel comune di Pietrabbondante che si dispongono sul versante orientale del Monte Saraceno che digrada verso la pianura attraversata da tratturo Celano-Foggia: la necropoli arcaica della Troccola (V-IV a.C.), la fortificazione megalitica sannitica di IV a.C., il santuario pan-italico in loc. Calcatello (IV-I a.C.), il mausoleo dei Socelii (metà I a.C.).

La lunga trafila politica e burocratica di ricorsi e di accertamento di competenze tra Stato e Regione, si è conclusa con la negazione di validità delle richieste “anti-eolico selvaggio” e della stessa legge regionale su citata, ultimamente sancita dal Consiglio di Stato. Il territorio di dibatte in sostanza tra danni subiti o, nel migliore dei casi, danni evitati e rischi da evitare. Non conosciamo purtroppo casi che si distinguano invece per fattori positivi di tutela e valorizzazione! E non tutelare un territorio equivale a tradirlo, a svenderlo, a distruggerlo.

Addirittura, i cittadini di Pietrabbondante, intervistati recentemente da un giornalista della rete Rai regionale, sembra si siano dichiarati favorevoli all’istallazione delle pale eoliche, pur se a così ridotta distanza da siti archeologici ricadenti nel loro comune, non valutando importanti quei resti antichi, evidentemente poco conosciuti, per nulla capiti, assolutamente non sentiti propri in senso identitario. È evidente, quindi, che la possibilità di un guadagno/risparmio in termini economici è valutata come prioritaria su qualsiasi altra forma di guadagno, anche se si tratta della conservazione e tutela dell’integrità del proprio territorio e delle proprie radici storiche e culturali. Ogni parere è lecito e non va criticato. Ma il rischio per il territorio rimane ed è dato sia da azioni fattive aggressive e “lucrative” (le pale eoliche, le centrali a turbo-gas, lo sversamento di materiali nocivi, la cementificazione, le discariche illegali….) sia da disposizioni negative (la mancanza di consapevolezza del ruolo che le istituzioni dovrebbero svolgere a cui spesso non adempiono, la mancata manutenzione ordinaria del territorio, la mancata tutela, la mancata diffusione culturale, la mancata valorizzazione…). Entrambi questi mali oggettivi, risolvibili con azioni mirate e concrete, sono solo l’effetto di un male “ontologicamente” più subdolo e radicato: l’ignoranza, ovvero la mancata conoscenza e fruizione, l’indifferenza e la superficialità nella valorizzazione, atteggiamenti che contagiano tutti: singoli cittadini, intere comunità, persino le gerarchie dell’amministrazione e delle istituzioni.

Alessandro Magno diceva qualcosa del genere “E’ dal comportamento di ogni singolo individuo che dipende il futuro di tutti”. È ora di cambiare rotta.

di Giovanna FALASCA

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