Crimea: nuovi importanti dati sulla diffusione di Homo sapiens

Il riparo sotto roccia di Buran-Kaya, Crimea (da www.argophilia.com)

I fossili umani portati alla luce dalle ultime ricerche archeologiche in Crimea, nel sito di  Buran-Kaya, costituiscono l’evidenza diretta più antica della presenza dell’uomo anatomicamente moderno nell’Europa sud-orientale. Datato col carbonio14 a 32.000 anni fa, il sito si inserisce perfettamente all’interno del quadro insediativo tracciato per quest’area. Allo stato attuale delle ricerche solo due siti, uno in Romania e l’altro in Russia, sono leggermente più antichi di questo, avendo riportato rispettivamente datazioni pari a 33.000 e 34.ooo anni fa. Tutti gli altri siti finora indagati in Europa occidentale risultano decisamente più recenti. Tale scoperta tende a confermare l’ipotesi di un’espansione in Europa da parte di Homo sapiens lungo la direttrice ovest-est del continente. Quest’ultimo si sarebbe diffuso in Europa lungo le regioni sud-orientali che costeggiano il Mare Nero dal Medio Oriente”, affermano i ricercatori del CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique). Pertanto, oltre all’importanza della scoperta in sé, le informazioni custodite all’interno della riparo sotto roccia di Buran-Kaya costituiscono preziosissimi elementi ai fini della ricostruzione dell’antico quadro insediativo in un’area che ad oggi presenta testimonianze ancora molto scarse in questo senso.

Buran-Kaya III, layer 6-1: ornamenti in avorio di mammut (da www.plosone.org)

Ma scendiamo nei dettagli di questa importante scoperta. Il sito di Buran-Kaya, un riparo sotto roccia che sovrasta il fiume Burulcha, nella regione del  Belogorsk, fu scoperto già nel 1990 da A. Yanevich e sottoposto a indagini archeologiche sistematiche da un team diretto da A. Yanevich  e A. Marks fino al 2001. Le ultime campagne di scavi, condotte da una equipe di ricercatori europei afferenti al CNRS e al Dipartimento di Preistoria del Musée National d’Histoire Naturelle di Parigi, hanno portato alla luce 162 frammenti di ossa umane (riferibili perlopiù a porzioni di cranio, costole, falangi e denti) appartenenti ad almeno 5 individui: un bambino, due adolescenti e due adulti.  Un’alta percentuale di ossa (il 25%) risulta bruciata e ciò induce a considerare la possibilità, seppur con le dovute cautele, di un trattamento post mortem. L’industria litica associata, che conta più di 23.000 manufatti, è costituita da strumenti ritoccati attribuibili alla tradizione culturale del Gravettiano. Oltre a resti faunistici (perlopiù riconducibili ad esemplari di antilope saiga, volpi e lepri) va menzionato il rinvenimento di raffinati ornamenti, come le perline in avorio di mammut o le 35 conchiglie marine forate intenzionalmente.

di Brunella MUTTILLO

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