Altra sensazionale scoperta in Egitto

Un raggio di luce ha raggiunto ieri per la prima volta qualcosa che era rimasto sotto le sabbie del deserto negli ultimi 4.500 anni. Come dentro un asfissiante onsen, il bagno termale giapponese, ieri alcuni operai, diretti dal ministro per le Antichità,  Zahi Hawass, hanno sollevato l’ultima pietra calcarea che conservava la seconda barca solare seppellita vicino alla Grande Piramide del faraone Cheope. L’imbarcazione fu scoperta nel 1954 in un fosso contiguo a quello della prima barca solare che oggi è esposta nel museo situato nell’area meridionale della Grande Piramide. Per evitare danni si decise di preservarla intatta sotto le 41 lastre di calcare che la coprivano. Soli 30 anni dopo, nel 1987,  vennero fatti studi con onde elettromagnetiche e furono prelevati campioni per capire il suo stato di conservazione. Hawass spiegò che l’infiltrazione di acqua e la presenza di insetti che entrarono a causa di una prospezione della National Geographic Society, che utilizzò una microcamera, contribuirono al deterioramento dei reperti. Per questo motivo “credevo di trovare il legno in un cattivo stato” – ha commentato Hawass – qualcosa che apparentemente non è successo “alzando la lastra abbiamo potuto vedere che la situazione non è tanto grave e crediamo di poter restaurare la barca”. Del costruttore della Grande Piramide, il secondo faraone della IV dinastia che regnò tra il 2609 ed il 2584 a.C., si conserva solo un’immagine. Una piccola statuetta di 10 cm che si conserva nel Museo della capitale, Il Cairo. Ora, oltre ad una seconda barca, gli archeologi hanno portato alla luce un oggetto col suo nome, Cheope, ed un geroglifico col nome di suo figlio Kefrén.

La prima barca solare ora esposta in museo

L’imbarcazione, di legno di cedro del Libano ed acacia egiziana, come ha spiegato il ministro, sarà restaurata dall’equipe del professor Yoshimura il cui lavoro si protrarrà per quattro anni circa. Successivamente verrà esposta nel nuovo museo in costruzione che verrà inaugurato nel 2015.  Quella che vedranno i visitatori è una delle imbarcazioni più antiche del mondo. Una bellezza stilizzata di toni marroni con remi molto sottili che, sebbene fu considerata una barca funeraria per trasportare i resti del faraone, secondo l’egittologo Zahi Hawass, non lo è. Per lui “è una barca per il dio, non per un re.” Una barca solare affinché Ra possa percorrere ogni mattina il cielo fino all’eternità.

di Giuseppe LEMBO

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