Una nuova meraviglia vesuviana

Nell’area vesuviana non si possono ammirare solo le meraviglie di Pompei ed Ercolano. Da pochi giorni infatti è visitabile anche un sito protostorico di enorme importanza che è stato inaugurato il 10 febbraio 2018: il Parco archeo-fluviale di Longola nel comune di Poggiomarino (Na).

Come spesso accade, è stato scoperto per caso. Nel novembre 2000 durante degli scavi per la realizzazione di uno dei depuratori delle acque del fiume Sarno, sono stati trovati del tutto fortuitamente dei reperti archeologici ceramici, faunistici e lignei in quantità tali da indurre a bloccare i lavori. Da subito gli archeologi della Soprintendenza archeologica, resisi conto dell’eccezionalità dei ritrovamenti, hanno dato inizio agli scavi sotto la direzione scientifica della dott.ssa Caterina Cicirelli della Soprintendenza Archeologica di Pompei e della prof.ssa Claude Albore Livadie dell’Istituto nazionale delle Ricerche (CNRS Parigi).

Nei 1600 m2, sondati per la profondità di 4 metri, è stato ritrovato parte di un villaggio perifluviale risalente al II millennio a.C. costituito da tanti piccoli isolotti di formazione antropica ricavati tra canali artificiali di varie dimensioni, delimitati da articolati sistemi di contenimento costituiti da più allineamenti di pali conficcati nel terreno il cui stato di conservazione è eccellente.

La superficie degli isolotti è stata bonificata e rialzata più volte durante il corso dei secoli, utilizzando tecniche diverse. L’insediamento, che probabilmente ha svolto la funzione di porto fluviale sulle rive del fiume Sarno, è simile a quelli rinvenuti nella Pianura Padana, in Etruria, in Lazio e in Calabria oltre che in Iraq e in Africa. Le indagini effettuate sui resti paleo-botanici e paleo-faunistici hanno permesso di ricostruire il contesto ambientale caratterizzato, oltre che dall’habitat tipicamente fluviale, anche dalla presenza circostante di boschi di querce e di abbondante fauna selvatica quali cinghiali, orsi, caprioli, cervi ecc…

La tipologia dell’insediamento dimostra che gli abitanti del luogo avevano una sicura conoscenza di ingegneria idraulica e dei materiali utilizzabili per costruire in tale contesto naturale. Sono state portate alla luce una serie di capanne, riferibili a più abitati attribuiti al popolo dei Sarrasti databili dalla fase avanzata della media Età del Bronzo (XV-XIII sec. a.C.) fino all’Orientalizzante recente (agli inizi del VI sec. a.C.). Il rinvenimento anche di imbarcazioni e di numerosi oggetti semilavorati di uso comune e i relativi scarti di lavorazione quali bronzo, ferro, ambra e pasta vitrea, ha documentato che questa comunità era impegnata nella lavorazione e commercializzazione di tali materiali e nello scambio di beni di prestigio. La notevole continuità insediativa, collocabile in un arco temporale così esteso in cui si inseriscono anche i successivi rinvenimenti delle necropoli delle “tombe a fossa” di Striano, San Marzano sul Sarno, San Valentino Torio, ha permesso anche di colmare la lacuna conoscitiva tra le fasi dell’età del Bronzo e il periodo di fondazione di Pompei.

La scoperta e lo studio del sito di Longola hanno arricchito il quadro delle conoscenze per la Campania protostorica -ha dichiarato il Direttore del Parco Archeologico di Pompei Massimo Osanna con il quale il Comune di Poggiomarino ha collaborato per la realizzazione del Parco archeofluviale- colmando un’importante lacuna riguardante il popolamento della valle del Sarno finora documentata per lo più da contesti funerari. Si tratta di un giacimento archeologico fondamentale per la ricostruzione delle dinamiche insediative nelle fasi che hanno preceduto la nascita di Pompei”.

Nel parco archeo-naturalistico è stato ricostruito uno spaccato del villaggio protostorico, con la riproduzione di due capanne poste su un isolotto delimitato  con palizzate e sono state inoltre realizzate varie strutture a supporto dei visitatori, quali aree per laboratori, birdwatching, orti e serre didattiche, oltre alla passeggiata lungo il fiume Sarno, aree giochi e pic-nic. Il sindaco di Poggiomarino, Leo Annunziata, si è detto molto soddisfatto perché “finalmente vede la luce un progetto per il quale ci battiamo da 18 anni. Longola rappresenta un tassello fondamentale per la ricostruzione delle nostre origini ed è un ritrovamento di importanza mondiale per la comunità scientifica ma deve da oggi rappresentare anche un volano per lo sviluppo economico di tutta l’area, collegandosi ai circuiti turistici e culturali esistenti e articolandone di nuovi”.

Per informazioni e approfondimenti:

http://www.longola.it

di Giovanna FALASCA

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