Il mistero della morte di Lucy

Uno studio pubblicato su Nature ipotizza che la causa di morte di Lucy, l’Australopithecus afarensis scoperto nel 1974 in Etiopia, sia la caduta da un albero.

Nella generale noncuranza di cui soffre lo studio della preistoria in Italia (considerato se non ancillare rispetto ad altri periodi storici quantomeno accessorio, facoltativo), e dunque nella generale conseguente scarsa conoscenza legata a questo ambito, esistono delle eccezioni legate alla straordinarietà e fama di alcune scoperte. In questo senso, sarebbe difficile trovare una persona qualsiasi, un ‘profano’, un ‘non addetto ai lavori’, che non abbia sentito almeno una volta nella sua vita parlare di Lucy, uno dei fossili più famosi al mondo.

Lucy è il nome attribuito dagli scopritori, Donald Johanson e la sua equipe, ai resti scheletrici di un australopiteco vissuto 3.2 milioni di anni fa, rinvenuti nel 1974 in Etiopia, nella regione dell’Afar.

Questo esemplare di Australopithecus afarensis (ribattezzato Lucy in onore della canzone Lucy in the Sky with Diamonds dei Beatles) costituisce uno dei fossili più completi di australopitecine finora rinvenuti, apportando un contributo straordinario allo studio dell’evoluzione dei nostri antichi progenitori.

Cosa altro ha da dirci Lucy a più di 40 anni dalla sua scoperta? Potrebbe rivelarci le cause della sua morte, ad esempio; come un recente studio pubblicato su Nature lo scorso 29 agosto 2016, tenta di fare (Perimortem fractures in Lucy suggest mortality from fall out of tall tree, Kappelman et al., 2016).

Lo studio diretto da John Kappelman, paleoantropologo presso la University of Texas di Austin, e condotto con l’ausilio della tomografia computerizzata, suggerisce che Lucy sia morta cadendo da un albero. O meglio, le fratture da compressione rinvenute sui resti scheletrici suggerirebbero una caduta da una grande altezza, verosimilmente un albero. Inoltre le fratture della gabbia toracica suggeriscono lesioni da schiacciamento ai suoi organi interni che l’avrebbe uccisa. Perché si ipotizza proprio la caduta da un albero e non da un dirupo o una scarpata? Gli autori giustificano questa conclusione con la ricostruzione dell’antico ambiente naturale, che doveva essere caratterizzato da vegetazione boscosa.

Nonostante il dettaglio dell’analisi condotta, la comunità scientifica è divisa tra sostenitori e detrattori. Tra gli scettici lo stesso scopritore: “Le ossa di elefante e le costole di ippopotamo sembrano avere lo stesso tipo di rottura – afferma Johanson – è improbabile che sono caduti da un albero”. Si tratterebbe dunque di considerare l’intero contesto archeologico, con particolare attenzione all’analisi tafonomica delle ossa e dei disturbi post-deposizionali.

In ogni caso, Kappelman ha garantito la massima accessibilità ai risultati della ricerca, pubblicando online – con il permesso del governo etiope – il database e le ricostruzioni tridimensionali sul sito eLucy.org.

Il mistero della morte di Lucy non è dunque ancora risolto. Con ogni probabilità Lucy farà parlare ancora molto di sé.

di Brunella MUTTILLO

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