La storia genetica degli europei durante l’era glaciale

Se l’arrivo dell’uomo anatomicamente moderno in Europa è relativamente ben noto e attestato intorno ai 45.000 anni fa, ancora poco conosciuta è la sua storia genetica.

Un recente studio pubblicato su Nature (The genetic history of Ice Age Europe), a firma di un prestigioso team di ricerca composto dai maggiori paleogenetisti attuali, apporta preziose informazioni sul patrimonio genetico dei gruppi umani che popolarono l’Europa durante il periodo glaciale.

Lo studio, basato sull’analisi genetica di 51 individui provenienti da siti archeologici eurasiatici datati tra i 45.000 e i 7.000 anni fa, consente di tracciare, a grandi linee, un quadro dell’evoluzione e degli spostamenti della popolazione nell’arco di 30.000 anni, prima della rivoluzione neolitica.

I risultati rivelano un decremento della percentuale di DNA neandertaliano nel corso del tempo (dal 3-6% a circa il 2%), per via della selezione naturale che ha permesso di eliminarne le mutazioni genetiche svantaggiose.

Durante l’ultimo massimo glaciale, con la massima espansione dei ghiacci, tra 25.000 e 19.000 anni fa, i sapiens abbandonarono i territori più settentrionali a favore di quelli meridionali, per tornare verso nord in seguito, quando il clima divenne più mite.

Successivamente, circa 14.000 anni fa, una popolazione di provenienza sud-orientale si diffuse rapidamente in Europa, plasmando il DNA degli europei per oltre 6.000 anni, con un contributo riconducibile a flussi migratori provenienti dall’oriente centro-asiatico.

di Brunella MUTTILLO

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