Guerre e beni culturali in pericolo

Tra le intricate e sanguinose guerre che agitano il Medio Oriente, in una commistione insolvibile di matrici tribali, economiche, religiose, ideologiche e di strategia geo-politica, non ha -colpevolmente- molta eco internazionale quella attualmente in corso in Yemen.

A sostenere i ribelli Houthi c’è lo stato dell’Iran che ha tutto l’interesse a rendere instabile il controllo dell’area da parte della rivale Arabia Saudita, confinante con lo stato sud-occidentale della penisola araba.

La guerra in atto in Yemen, come immaginabile, sta causando danni al paese, sta mietendo un numero consistente di vittime -militari e civili- e sta causando enormi danni anche al patrimonio culturale. Ricordiamo che questo territorio detiene per la sua capitale Sana’a il primato di patrimonio dell’umanità concesso dall’UNESCO nel 1986.

Da dieci anni esiste, sotto il controllo del locale Mistero della Cultura, una fervida collaborazione tra il Centro italo-yemenita per la Conservazione dei Beni Culturali, il Social Found for Development e l’Istituto Veneto per i Beni Culturali di Venezia fondato nel 1996 e diretto dall’architetto Renzo Ravagnan, per il restauro e la conservazione della Grande Moschea di Sana’a, con 3000 metri quadrati di soffitti lignei a cassettoni dipinti ed intagliati. Si tratta della più antica moschea di tutto l’Islam, poiché risulta esistente già nel 630 d.C. quando Maometto era ancora in vita e che adesso è in serio pericolo di conservazoione.

Ebbene, i bombardamenti sauditi, intensificatisi da un mese circa, hanno già distrutto altri monumenti millenati del centro storico della capitale, come: il minareto della moschea Al-Ashrafiyya di Ta’izz che era già stato restaurato da una missione italiana con il recupero di dipinti del XIV secolo; il Museo di Dhamar con la perdita di circa 12.500 reperti archeologici, ed ora ha interrotto anche la collaborazione italo-yemenita, rendendo impossibile la continuazione dei lavori iniziati nella moschea. Infatti, il gruppo italiano che restaurava il monumento e che da anni aveva avviato anche un percorso di formazione professionale per far si che gli stessi yemeniti potessero agire per mettere a frutto la tutela dei loro beni anche dal punto di vista dello sviluppo socio-economico locale, ha dovuto interrompere il progetto e rientrare in Italia.

Vogliamo che la comunità internazionale rimanga in silenzio, in attesa che sia distrutto tutto il patrimonio storico e culturale di questo meraviglioso paese?

di Giovanna FALASCA

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