Il Bardo ad Aquileia

Dal 6 dicembre 2015 al 31 gennaio 2016 il Museo Archeologico di Aquileia ospiterà, all’interno del ciclo espositivo “Archeologia ferita”, la mostra di arte romana provinciale intitolata “Il Bardo ad Aquileia” con reperti databili dal I al III secolo d.C. provenienti dal territorio della Tunisia, conservati al Museo Nazionale del Bardo di Tunisi che ospita la più ricca collezione di mosaici romani del mondo ma che è diventato più noto per essere stato vittima di attacco terroristico lo scorso 18 marzo.

La serie di mostre del ciclo previsto vuole portare l’attenzione proprio sui territori e i musei colpiti da atti terroristici e vuole sottolineare quanto, nel corso della storia passata, l’uomo sia stato in grado di costruire ponti, nutrire il dialogo, gestire convivenze, arricchirsi con le differenze, mantenere ben stretti legami anche tra aree lontane e eterogenee, come -nel caso della prima mostra della serie- il Nord Africa e l’Alto Adriatico.

Nel tempo della globalizzazione del terrore applicato alla cultura e all’archeologia, Aquileia, nel 1999 dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’Umanità e candidata a capitale italiana della cultura per il 2016-2017, vuole essere esempio di dialogo, città romana a sempre luogo di incontri: sede di una nutrita e attiva comunità giudaica, di una altrettanto vivace colonia greca, di tante presenze e contatti, commerciali e culturali, con Alessandria d’Egitto e l’Africa settentrionale, senza contare la funzione di ponte con i Balcani.

Dal museo tunisino arriveranno la testa dell’imperatore Lucio Vero da Dougga, ma principalmente dei mosaici, il più famoso è quello della dea Cerere da Uthina, che dialogheranno con i mosaici di Aquileia, componendo un nuovo mosaico di fratellanza.

Nel periodo di esposizione si promuoveranno grandi conferenze, convegni, incontri e dibattiti il cui programma è ancora in fase di costruzione.

Il ciclo di mostre a seguire si incentrerà su reperti provenienti da Iraq ed Egitto, con cui sono stati avviati i primi contatti e poi si guarda a Siria e Libia.

di Giovanna FALASCA

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