Pietrabbondante, un sito archeologico “work in progress”

Nel sito archeologico del santuario italico in località Calcatello di Pietrabbondante (IS) i lavori di scavo, di studio e di restauro apportano costantemente ogni anno nuove acquisizioni, grazie alle scoperte fatte dall’équipe di studiosi guidata dal professore Adriano La Regina dell’INASA – Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma. Ogni piccolo o grande tassello aggiunto dopo ogni nuova campagna di scavo serve per ricostruire e comprendere sempre con maggiore precisione il contesto materiale, culturale, politico e sociale del territorio sannitico almeno tra IV e I a.C.

Chi si trovi a frequentare ripetutamente il sito di Pietrabbondante non rischia di annoiarsi perché i lavori di scavo procedono con evidenti risultati che modificano visivamente ogni stagione l’aspetto dell’area, rendendola sempre più densamente “edificata” con costruzioni e monumenti antichi non più integri ma riportati alla luce nelle loro strutture fondamentali (fondazioni, livelli basilari delle murature, qualche elemento più evidente dell’alzato, etc…) in un numero sempre più consistente. Quando è possibile, però, il restauro diventa anche ricostruttivo, permette di ristabilire il volume originario degli edifici, consolidare le murature, ricomporre le membrature portanti, completare le architetture, ricostruendo così non semplicemente un edificio in sé, ma esso in relazione al suo paesaggio circostante, al suo contesto spaziale, architettonico, artistico, storicamente determinato.

Così è stato negli anni scorsi per l’area delle tabernae porticate poste tra il cd. Tempio A e il cd. Tempio B; così è stato per le pàrodoi del teatro e per i sedili anatomici della cavea teatrale; e così accade ora per il portico delle offerte votive della domus publica, rinvenuta nel 2002 e da allora scavata tutti gli anni con continuità. Già a fine agosto è stato presentato il programma pluriennale del suo restauro, voluto anche per inserirla nel percorso di visita aperto al pubblico già nel prossimo mese di ottobre, ed in questi giorni si sono issate le prime colonne del portico.

Questa attenzione per la storia, per la ricostruzione dell’identità, per la valorizzazione delle risorse culturali -prima ancora che turistiche- esiste grazie all’operato di istituzioni e persone che lavorano per il bene comune: docenti, operai, studiosi, restauratori, molisani e stranieri, strutturati e volontari. Se il sito archeologico di Pietrabbondante è tutt’altro che morto e tutt’altro che muto, lo dobbiamo a loro. Grazie al Professore Adriano La Regina e al suo gruppo di lavoro.

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di Giovanna FALASCA

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