Una giornata da paleontologo

Nella classe terza della scuola primaria di Montenero di Bisaccia (CB), il gruppo di insegnanti che comprende il sottoscritto Salvatore Scotti – docente di sostegno e Edda Tieri – docente di Storia, ha inserito un’attività ideata dal professor Antonio Brusa, adattandola per il periodo che stavamo studiando: il Paleolitico.

Abbiamo sotterrato cinque fossili, creati appositamente con DAS e polistirolo, in altrettante scatole assegnate alla classe, divisa in gruppi, ognuno dei quali rappresentava una comunità di archeologi incaricata di esaminare e classificare quanto avrebbe ritrovato tra le porzioni di terra provenienti da diversi angoli del pianeta. I reperti consistevano in due denti di megalodonte, un dente di tirannosauro, un cranio di velociraptor e la riproduzione del fossile dello scipionyx samniticus, più noto come Ciro, ritrovato in provincia di Benevento. Il tutto rigorosamente a grandezza naturale.

I fossili, quelli veri, sono reperti molto delicati da maneggiare per non rischiare di sbriciolarli e per farlo capire ai bambini e spiegare loro perché durante gli scavi archeologici si usa il pennello e non la pala, abbiamo inserito dei fossili di disturbo sacrificabili, consistenti in alcune conchiglie realizzate con fondi di caffè e colla vinilica. L’attività è durata circa due ore, ma gli alunni sono stati preparati alcuni giorni prima, affiancando allo studio del sussidiario, l’analisi di alcune schede riguardanti ciò che avrebbero trovato: ognuna riportava la figura della ricostruzione di un dinosauro, il disegno del suo scheletro, uno schema che confrontava l’altezza di un essere umano con quella dell’animale, l’indicazione delle zone del pianeta nelle quali sono stati ritrovati numerosi fossili della specie e un testo descrittivo, ridotto al minimo.

Dopo lo scavo simulato, la parte più impegnativa è stata quella delle misurazioni dei reperti trovati e dell’identificazione dell’animale a cui appartenevano. Dato che parliamo di bambini di otto anni che, probabilmente, sono stati spinti a fare questo tipo di ragionamenti per la prima volta, è stato necessario il supporto dell’insegnante nel paragonare le grandezze dei reperti e confrontarli con quelli di un essere umano.

Nella fase meta-cognitiva del dopo-laboratorio, i ragazzi, aiutandosi con le schede e con uno schizzo del fossile ritrovato, hanno compilato una tabella riassuntiva delle caratteristiche del dinosauro e hanno discusso sul significato delle parole nuove incontrate, come paragone, fossile e strato, utilizzandole nel tema: “Una giornata da paleontologo” che hanno svolto in seguito.

Il lavoro dello storico è quello di farsi delle domande e il sapere storico dell’alunno inizia proprio quando egli stesso si chiede perché debba studiare la Storia. Oggi si può studiare più efficacemente rispetto a quanto si potesse fare qualche anno fa grazie alle nuove tecnologie, ma non bisogna credere che queste, insieme al gioco, possano sostituirsi alla lezione classica e al libro. Al contrario, approfondendo i meccanismi di come il testo scritto si sia evoluto arrivando alla versione elettronica, si rende lo studente più consapevole della potenza di questo strumento di informazione.

L’insegnante può, in questo modo, introdurre l’atmosfera del gioco e dell’attività manuale affiancata allo studio del libro e avviare il bambino a quello che è il vero prodotto del laboratorio di archeologia: saper attingere informazioni e il metodo stesso di studio dalle fonti storiche. Il fatto che la Preistoria sia stata declassata nei programmi della scuola, non deve obbligare a studiarla poche ore alla settimana; al contrario, facendola sconfinare nelle altre materie, si aiuta lo studente ad acquisire quello che diventerà il suo metodo di studio, oltre che a formarlo in modo da vivere la storia antica sui libri e quella attuale nei telegiornali, sviluppando pensiero critico e coscienza di cittadino.

L’intera documentazione del laboratorio è pubblicata su: https://scuolachemeraviglia.wordpress.com/ in cui è indicata anche una lunga documentazione bibliografica.

di Salvatore SCOTTI – insegnante di sostegno

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