Neandertal: il vantaggio dell’avere le gambe corte

Tra le caratteristiche più evidenti e lampanti che differenziano nettamente dal punto di vista morfologico Homo sapiens e Homo neandertalensis ci sarebbe la lunghezza degli arti inferiori, che in questi ultimi appare decisamente più ridotta rispetto ai primi. Tale carattere è stato generalmente interpretato (insieme ad altri, quali l’ampiezza dell’apertura nasale e della gabbia toracica o l’aspetto tarchiato e massiccio del corpo) come adattamento ad un clima freddo.

Un recentissimo studio, pubblicato on line su American Journal of Physical Anthropology (a novembre anche sulla rivista cartacea), suggerisce invece di interpretare la ridotta lunghezza delle gambe dei neandertal alla luce di una migliore e più efficiente capacità di movimento in un ambiente di tipo montano.

Secondo Ryan W. Higgins e Christopher B. Ruff, autori dello studio, le gambe corte rappresenterebbero uno svantaggio su terreni pianeggianti, in quanto significherebbe compiere più passi per coprire una determinata distanza e, di conseguenza, implicherebbe un dispendio energetico maggiore; ma in aree scoscese, in pendenza o in rilievo, avere le gambe corte avrebbe rappresentato piuttosto un vantaggio. Applicando un modello matematico, si è giunti alla conclusione che se la parte inferiore della gamba, al di sotto del ginocchio, è più corta, sia possibile effettuare passi più ampi quando si percorre una salita.

Tale assunto sembrerebbe trovare un riscontro nelle specie animali tipiche dell’ambiente montano, come capre, pecore, bovini o gazzelle, le quali hanno la parte inferiore delle zampe più corta rispetto a quelle che vivono in pianura.

La news originale su www.sciencedaily.com

di Brunella MUTTILLO

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