L’importanza dei rituali funebri di Homo neanderthalensis

Da sempre uno dei più grandi problemi di molti paleoantropologi è stata l’identificazione di Homo  neanderthalensis e la sua giusta collocazione all’interno dell’albero evolutivo, ancora oggi tema di dibattito. Sicuro è che visse tra i 250000 ed i 40000 anni fa e che per circa 20000 anni convisse con l’Homo sapiens. Ciò che in questo occasione ci preme analizzare è l’aspetto relativo alla sfera spirituale e funebre, allo stato attuale delle conoscenze non ancora ben chiaro.

Sono stati scoperti diversi siti funerari neandertaliani che hanno restituito le più antiche sepolture della storia umana, in cui il comportamento spirituale è associato a tracce simboliche, come incisioni sulle ossa, presenza di sostanze coloranti quali l’ocra rossa e raccolta di minerali e fossili; l’esistenza, in aggiunta, di pollini e vari focolari attorno a delle sepolture testimonia un minimo cerimoniale, di cui il presunto omaggio floreale potrebbe rappresentare già una forma di arcaico simbolismo. Elaborando perciò questa ipotesi si potrebbe presupporre che questi individui fossero già ben consci della propria individualità e accompagnassero il sonno profondo dei propri simili con i loro oggetti più cari.

Ma veniamo ora ad analizzare più a fondo alcuni siti funerari di questa specie, onde riscontrare un denominatore comune che identifichi in questo individuo anche una ritualità funebre. Molti paleoantropologi sostengono che uno dei primi siti di sepoltura neandertaliani europei del Mediterraneo sia quello di Sima de Las Palomas, a Murcia, nel sud-est della Spagna, risalente ad un periodo compreso tra i 130 ed i 40000 anni fa. Si tratta di un pozzo naturale calcareo in cui sono stati ritrovati artefatti associati ad oltre 150 resti umani riferibili ad un massimo di 9 individui. Nella sepoltura recentemente portata alla luce sono stati scoperti i resti di 3 persone: un maschio adulto, la mandibola di un bambino, denti ed ossa post craniali (sui molari sono state rilevate particolari tracce di usura). Non è escluso che il bambino fosse imparentato con uno dei due adulti. Gli arti poi erano raccolti e le mani sul capo. Sono state rinvenute anche zampe di pantera bruciate, aventi significato o di dono o di una eventuale forma rituale, secondo l’autore Jennifer Viagas. Inoltre la copertura con di uno strato di rocce, che sembrano poste di proposito, fa ipotizzare che gli individui non siano morti accidentalmente in quel luogo, ma siano stati sepolti intenzionalmente.

Sepoltura Shanidar, Immagine John Connel (da flickr)

Un altro sito famoso è quello di Shanidar Cave, in Iraq. Risalente a circa 60000 anni fa, Shanidar è stato scoperto nel 1960 ed è divenuto potenzialmente importante, non solo perché è uno dei primi siti neandertaliani della zona e per la notevole quantità di individui ritrovati (9), ma anche per il rinvenimento di polline di fiori all’interno di fosse accuratamente create, a testimonianza di un rituale funerario. Tuttavia è ancora oggi difficile stabilire se questo non sia stato piuttosto il prodotto occasionale di agenti naturali (trasporto del vento).

Altro sito importante è quello di Kebara Cave, in Israele, risalente a 60000 anni fa, in cui i livelli più antichi hanno restituito migliaia di ossa animali (alcune bruciate), focolari, lenti di cenere e manufatti litici e condotto i ricercatori a pensare che questo sito fosse stato occupato a lungo. Nei primi anni del 1930 è stato scoperto poi uno scheletro di un bambino di 7 mesi, con a lato 3 pietre ed un dente di rinoceronte, ed un adulto sepolto in fossa, supino, con le braccia ripiegate sul torace e privo quasi completamente di cranio e gamba destra.

Il sito di Krapina, di 130000 anni fa, in Croazia, presenta una peculiarità eccezionale:  secondo lo studioso Jill Cook del British Museum di Londra, in questo luogo si sarebbero svolte delle pratiche mortuarie con un profondo significato simbolico in cui i corpi, come testimoniano le strie di macellazione presenti sull’80% dei defunti, venivano per la maggior parte “affettati” sistematicamente piuttosto che macellati rapidamente. In particolare un grosso cranio, conosciuto come Krapina 3, contiene un sorta di tracciato, con segni di spaziatura regolari e paralleli per tutta la sommità del cranio. Altri resti osteologici portano segni effettuati per l’esportazione di parti del corpo, che ricordano, secondo Paola Villa del Museo dell´Università del Colorado, quelli presenti su resti di animali macellati. Secondo Fred Smith della Loyola University di Chicago, non si può essere certi di cannibalismo ma neppure si riesce ad individuare la causa ed il significato di questi segni così particolari e regolari sulle ossa. Tali scoperte dividono il mondo scientifico e le relative ipotesi interpretative vengono sempre accettate con la dovuta cautela.

Seguono infine i siti francesi di Hortus, con 20 individui, e di La Quina, con 22. Anche qui in particolare sono state trovate ossa umane con segni di taglio, simbolo di interventi diretti sul cadavere, immediatamente dopo la morte o successivamente. Da questo l’ipotesi del cannibalismo o di un complesso rituale funerario che coinvolgerebbe lo smembramento totale o parziale del cadavere stesso. Riguardo a quest’ultimo aspetto a Moula-Guercy, in Francia, Alban Defleur e Tim White ritengono che le ossa presentanti tracce di macellazione facciano parte di un rituale di sepoltura. Moula-Guercy è un sito neanderthaliano a sud-est della Francia, risalente a 100000 anni fa; qui dal 1991 sono emersi una quantità notevole di reperti paleobotanici, assemblaggi litici e i resti craniali, odontoiatrici e post-craniali di sei individui, dei quali quello più adulto è il più grande che sia mai stato trovato. L’ipotesi di cannibalismo si basa sull’analisi comparativa della disposizione delle ossa degli ominidi e ungulati e sulla presenza di strie di macellazione e depezzamento relativo alle parti scheletriche, ricche di midollo.

In definitiva ancora oggi l’uomo di Neanderthal, spesso erroneamente sottovalutato, è oggetto di continui ed approfonditi studi da parte di archeologi di tutto il mondo volti ad accertare gli aspetti, non solo genetici, ma anche culturali di una specie che rappresenta una delle più grandi incognite dell’evoluzione dell’uomo.

di Matteo VENTURINI

Share
Questa voce è stata pubblicata in Antropologia, Antropologia Mondo, Eventi. Contrassegna il permalink.