Dmanisi, Georgia, la prima occupazione risale a 1,85 e 1,77 milioni di anni fa

La Proceedings of the National Academy of Sciences USA (PNAS) ha recentemente pubblicato i risultati dell’indagine archeologica condotta sui monti caucasici dai ricercatori della University of North Texas di Denton (Usa). La scoperta di alcuni manufatti preistorici dimostrerebbe che Homo erectus non è stato il primo esemplare umano a raggiungere il continente euroasiatico ma che altri ominidi hanno occupato questa parte del pianeta prima di lui.

Reid Ferring e colleghi hanno rinvenuto, infatti, a Dmanisi sulle montagne del Caucaso (Georgia) alcuni strumenti litici, soprattutto schegge, presenti in vari strati di sedimento che coprirebbero il periodo compreso tra 1,85 e 1,77 milioni di anni fa.

Dal momento che l’Homo erectus si sarebbe “affacciato” sulla Terra tra 1,78 e 1,65 milioni di anni fa, la scoperta degli esperti texani potrebbe mettere in discussione la teoria secondo cui l’uomo sarebbe apparso per la prima volta in Africa e lì si sarebbe evoluto, per poi disperdersi in Europa e Asia una volta divenuto “erectus”. A risolvere la controversia non sono serviti i frammenti ossei di cranio ritrovati a Dmanisi: secondo gli esperti risultano troppo alterati per poter essere identificati come “appartenenti a una specie”.

La capacità cranica di questi fossili, risalenti a 1,77 milioni di anni fa, è compresa tra i 600 e i 775 centimetri cubici di volume, mentre Homo erectus, con i suoi 900 cc, ha un maggiore quoziente di encefalizzazione. Sinora la maggior parte degli studiosi era convinta che lo sviluppo di un cervello più grande avesse preceduto la migrazione dall’Africa, rendendo i nostri antenati capaci di adattarsi a nuovi ambienti. Ma le ridotte dimensioni di questi crani suggeriscono che l’aumento delle dimensioni del cervello non fu l’unica ragione della migrazione dall’Africa, che fu piuttosto dovuta a una combinazione di fattori.

“Nell’ambiente scientifico si propende a classificare i fossili di Dmanisi fra i primi Homo erectus ma, alla luce delle nuove scoperte, il dibattito è ancora aperto”, spiega Ferring.

di Sandra GUGLIELMI

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