Proserpina, con te se ne parte la Primavera

“Marzo: nu poco chiove
e n’ato ppoco stracqua
torna a chiòvere, schiove;
ride ‘o sole cu ll’acqua.

Mo nu cielo celeste,
mo n’aria cupa e nera,
mo d’ ‘o vierno ‘e ‘tempeste,
mo n’aria ‘e Primmavera.”

Salvatore di Giacomo – Marzo

Proserpina, con te se ne parte la Primavera
La leggenda, tanto cara alla mitologia romana, ha inizio in una splendida giornata di sole. La bellissima Proserpina stava raccogliendo fiori variopinti in compagnia delle ninfe quando Plutone, dio degli Inferi, la vide e se ne innamorò. Proserpina era l’incantevole figlia di Cerere, dea della terra e della fertilità dei campi, protettrice dei raccolti e della vita, colei che faceva biondeggiare il grano, germogliare ogni fiore, maturare ogni frutto. Plutone rapì la fanciulla con forza e la portò nell’Oltretomba costringendola a diventare sua sposa. Cerere disperata cercò la figlia invano notte e giorno e quando seppe quello che le era accaduto, fu colpita da un dolore tanto grande che non si occupò più né della terra, né dei suoi frutti. Si abbatterono allora terribili carestie, violente pestilenze e siccità. Non c’erano più fiori, né frutti, i raccolti erano secchi, tutto era spoglio e disadorno; tutto s’accordava, gelido e straziante, con l’incolmabile vuoto di questa madre. Giove commosso dal dolore di Cerere, decise che Proserpina avrebbe trascorso sei mesi dell’anno nelle viscere della Terra con Plutone, mentre i restanti sei con la madre. Da quel giorno, ogni volta che Proserpina torna dalla madre, tutto rinasce e ovunque sboccia la Primavera. Il ritorno di Proserpina sulla terra dovrebbe coincidere pressappoco, con il 21 Marzo, giorno dell’equinozio di primavera. Eppure, nessun molisano è così ingenuo da pensare che basti questa data per scrollarsi di dosso la depressione stagionale e quel senso di malinconia tutto invernale che gli americani chiamano Winter blues. Noi molisani ci siamo abituati, l’ingresso della primavera sul calendario, non sempre segna il passaggio dal piumone al piumino. Negli ultimi anni, persino le rondini sembrano aver abbandonato questa piccola regione gelida migrando verso luoghi più miti e fortunati. Se abiti nell’Alto Molise, sei avvezzo a qualche spolverata di neve ad aprile, all’instabilità emotiva e ai malumori di marzo, e non ti stupirebbe poi tanto un revival invernale a maggio. Proprio nel maggio 1991 a Campobasso venne registrato un record anomalo, con la colonnina di mercurio che scese a picco fin a 1,4°. In Molise insomma, un equinozio non fa primavera. Quest’anno in Italia l’equinozio di primavera è arrivato, per l’ottava volta consecutiva, il 20 marzo alle ore 23.45, perché, contrariamente a quanto ci hanno insegnato da bambini, l’equinozio può verificarsi il 19, 20 o 21. Dal punto di vista astronomico, l’equinozio di primavera cade leggermente in anticipo rispetto l’anno precedente a causa della precessione degli equinozi, fenomeno provocato dalla forma non perfettamente sferica della Terra e dalle forze gravitazionali che pianeti come il Sole e la Luna esercitano su di essa. In questo istante di marzo, il Sole passa dall’emisfero australe a quello boreale (contrariamente a quanto avviene a settembre durante l’equinozio di autunno), toccando il punto vernale, ovvero il punto in cui si ha l’intersezione tra l’eclittica e l’equatore celeste . Per questo motivo, l’equinozio di Primavera viene definito punto vernale, punto dell’Ariete o punto gamma dalla lettera dell’alfabeto greco, simile a quello che contraddistingue la costellazione dell’Ariete. Etimologicamente, il termine “equinozio” deriva dal latino “aequus nox” e significa “notte uguale al giorno” in quanto corrisponde al periodo solare con ugual numero di ore di luce e d’oscurità. Equinozi e solstizi sono interpreti di una meticolosa danza cosmica che ha subìto, nel corso dei secoli, convenzionali cambiamenti e riesami storici ad opera di imperatori, pontefici e influenti scienziati. Per comprendere l’assetto storiografico della cosmologia odierna, occorre tornare indietro all’antica Roma, precisamente a Giulio Cesare, Console e dittatore della Repubblica romana, a cui si deve la promulgazione del calendario giuliano. Nell’originale calendario romano, in vigore dal 1° gennaio del 45 a.C., ossia dalle Calende di Januarius del 709 a.u.c., l’equinozio di primavera cadeva il 25 marzo, ma il calendario presentava imprecisioni ed errori di calcoli, quali l’intercalazione dell’anno bisestile ogni tre e non ogni quattro anni. Nei secoli, l’inesatto calendario solare di Giulio Cesare subì diverse variazioni. L’imperatore Ottaviano Augusto modificò il calendario giuliano, variando la durata e il nome di alcuni mesi; in questo modo, Sextilis divenne Augustus, oggi Agosto, proprio in onore del primo imperatore romano il cui principato, durato 44 anni, resta il più lungo della storia della Roma imperiale. Dopo di lui, Tolomeo e Bacone, studiando i movimenti degli astri, evidenziarono diversi errori matematici all’interno del calendario. Nel 1267 Bacone si rivolse direttamente al papa Clemente IV sottolineando delle imprecisioni relative al calcolo dell’equinozio di primavera, ma il papa ignorò completamente l’osservazione dello scienziato. Stessa sorte toccò all’astronomo polacco Copernico, il quale fece presente al papa Paolo III diverse incongruenze presenti nel calendario:
E cosí io, dopo aver considerato che la Terra si muovesse secondo i movimenti che piú avanti le assegno nel testo, trovai infine, dopo una lunga e attenta indagine, che se si rapportano al circuito della Terra i movimenti degli altri astri erranti calcolati secondo la rivoluzione di ciascuna stella, non solo ne conseguono i loro movimenti e fasi, ma anche l’ordine e la grandezza delle stelle e di tutti gli orbi e lo stesso cielo diventa un tutto cosí collegato che in nessuna parte di esso si può spostare qualcosa senza crear confusione delle restanti parti e di tutto l’insieme […] E non dubito che matematici dotti e dotati di ingegno si renderanno solidali con me se vorranno conoscere ed esaminare non superficialmente, ma profondamente (cosa che questa dottrina esige prima di tutto), quanto è da me riportato in quest’opera.

In questo contesto, la genesi del calendario segue le dinamiche storiche dell’autorità papale e dell’autorità religiosa che lo ha predisposto. Sebbene la questione dell’imprecisione del calendario giuliano fosse nota fin dal Concilio di Nicea, 325 d.C. , nel 1582 si verificò un cambiamento epocale. Dopo secoli di diatribe e la denuncia di scienziati e astronomi di riformare il breviario e di rivedere i calcoli dell’anno tropico, il calendario di Giulio Cesare venne soppiantato dal calendario Gregoriano, voluto dal Papa Gregorio XIII, il quale si accorse che con tali errori di misurazione, anno dopo anno, la Pasqua avrebbe finito per celebrarsi in estate. Per ridefinire il nuovo calendario vennero utilizzate le misurazioni fatte da Niccolò Copernico e pubblicate, nel 1543, nel De Revolutionibus orbium coelestium libri sex. L’astronomo aveva calcolato, con notevole accuratezza, sia l’anno tropico che quello siderale. Nel nuovo calendario, quello gregoriano, l’equinozio di primavera venne convenzionalmente fissato il 21 marzo. Sebbene anche Keplero concordasse con i calcoli del calendario riformato, gli storici ricordano come l’astronomo dirà che è preferibile “essere in disaccordo con le stelle piuttosto che dichiararsi in accordo con il papa”. Accanto alla storia degli eventi astronomici periodici, vi è una varietà di rituali e celebrazioni per onorare l’avvento della primavera. La Festa di Primavera è una ricorrenza antichissima, presente in tutti i calendari e le culture del mondo, tradizioni e riti diversi, sono però tutti accomunati da una simbologia comune; simboli che fanno riferimento ora ad elementi tipici della rinascita della Natura e del raccolto, come uova e pesce, o immagini che rievocano momenti astronomici e religiosi rivisitati in chiave allegorica. Si ritiene che la più antica festa di Primavera conosciuta sia la Sham el-Nessim, letteralmente «fiutare il vento», le cui tracce risalgono a 4700 anni fa. Questa è la tipica festa di primavera egiziana, le cui origini segnano la nascita dell’Egitto stesso. Durante questa festività, le città egiziane si riempiono di colori, uova decorate e coperte variopinte, mentre la gente si riversa all’aria aperta perché la tradizione vuole che la brezza primaverile rinvigorisca chi la respira. Altra festa antichissima e ancora oggi celebrata, è il Nawrūz festival, etimologicamente il festival del “Nuovo Giorno”. La festività affonda le sue radici nello Zoroastrismo e i riti celebrati ricalcano la nascita e l’antica cosmologia del popolo iraniano e persiano. La festa dura circa 13 giorni, è sacra per i Kurdi, e viene oggi celebrata nei principali paesi di fede musulmana, dal Medio Oriente all’Asia Centrale, dall’Afganistan all’India, dalle steppe aride dell’Azerbaijan alle spiagge tropicali di Zanzibar. In Europa, precisamente a Praga, viene ancora oggi allestita in occasione di San Matteo, dal 2 marzo al 21 aprile, la più antica fiera di Primavera, quella che soffia via l’invernale gelo dalla Boemia, proprio come recita il proverbio: “San Matteo rompe il ghiaccio”. Se Praga non vi attira, sempre nell’area mitteleuropea, c’è Budapest con il suggestivo Spring Festival, oppure Stoccarda, dove si celebra l’arrivo della Primavera con la Stuttgarter Frühlingsfest, una festa tutta primaverile dove scorrono, accanto a uova di cioccolata, fiumi di vertiginose bionde. Da non perdere è anche la Festa della Regina ad Amsterdam, la più arancione, floreale e disinibita d’Europa, celebrata il 30 aprile. Per chi non vuole o non può spingersi oltre i confini nazionali, il Molise offre sorprendenti e curiose feste di primavera. Iniziamo con l’Infiorata di Campobasso, manifestazione incantevole, nata dall’antica celebrazione in onore della Madonna dei Monti risalente al 1911. Ogni 31 maggio, nel capoluogo molisano, abitanti e commercianti abbelliscono le scoscese viuzze del centro storico con petali di fiori, sale colorato e zolle d’erba, creando suggestive composizioni, disegni geometrici, simboli religiosi e invocazioni alla Vergine. Altra festa di primavera tutta made in Molise è “La Pagliara Maje Maje” di Fossalto, festeggiata il 1° maggio, secondo l’antichissimo rito che vede la personificazione del mese della Madonna nella “pagliara”, un alto cono di rami riempito d’erba e fiori. Lo stesso giorno vengono festeggiate ad Acquaviva Collecroce “U Maje”, un uomo interamente coperto di rami, fiori, ed altri vegetali passa di casa in casa cantando strofette benauguranti e ricevendo abbondanti spruzzi d’acqua, la “La Maggiolata” a Castel del Giudice e la festa di “Maggio della difesa” a Lucito. Per gli appassionati di corse di bestiame, “la Carrese” di Ururi, il 2-4 maggio, è un appuntamento emozionante, l’unione di sacro e profano, una corsa di carri trainati da vitelli in cui si sfidano diverse fazioni, manifestazione simile a quella di San Leo festeggiata a San Martino in Pensilis, il 29-30 aprile, e della “Carrese” di Larino dedicata a San Pardo. Un discorso a parte merita la Sfilata dei buoi di Montecilfone, il quarto paese arbëresh del Molise insieme a Campomarino, Portocannone ed Ururi, la cui festa conserva il carattere originale di quei riti di incremento diffusi nella regione molisana, poi diventati strumenti di affermazione identitaria nella minoranza croata ed italo-albanese. Singolare è anche la Benedizione degli animali che si tiene l’ultimo sabato di aprile a Santa Croce di Magliano o ancora “La parata dei fucilieri” di San Giuliano del Sannio, l’8 e 9 maggio, o il “Ver Sacrum” di Bojano, letteralmente “la Primavera Sacra”, rituale sannitico riprodotto da attori professionisti in costumi d’epoca, la seconda domenica di maggio. Per il prossimo 19 marzo, non perdete invece “U Marauasce” di Santa Croce di Magliano e le tavolate di San Giuseppe a Casacalenda. Ad aprile invece, scaldatevi intorno “le Laure” di Mirabello Sannitico, celebrate in occasione della festività di San Giorgio, dove centinaia di fuochi vengono accesi in tutto l’agro del territorio. Tra le feste di Primavera meriterebbero degli approfondimenti specifici anche feste religiose del capoluogo, il “Teco vorrei” di Campobasso, lo spettacolo raro e commovente della “Processione dei Misteri”, celebrata nella domenica del Corpus Domini, e gli “Incapucciati” di Isernia, tris di pathos e magnetismo. Dunque, se in Molise la primavera tarda ad arrivare e ancora non si vedono rondini dall’Africa, potete sempre scongiurare il perpetuarsi del gelo molisano riscaldando i vostri sensi con qualche festa di Primavera. Proserpina tornerà, basta aspettare.

Tutto se ne parte dal Molise, ma alla fine, tutto ritorna.

Martina DI CHIRO
1) In astronomia è detta eclittica, la traiettoria (cerchio massimo) descritta apparentemente dal Sole sulla sfera celeste nel suo corso annuale; deriva il suo nome dal fatto che le eclissi hanno luogo quando la Luna viene a trovarsi con la Terra e il Sole nel piano dell’eclittica, e allineata con essi. Obliquità dell’e., l’angolo di circa 23° 27’ che il piano dell’eclittica forma col piano dell’equatore celeste e che subisce un’oscillazione lentissima con periodo di centinaia di secoli, restando sempre compreso tra 21° e 28°.
2)La circonferenza massima della sfera celeste a 90° dai poli celesti, che è l’intersezione della sfera celeste con il piano dell’equatore terrestre.
3) La rivoluzione scientifica: da Copernico a Newton, a cura di P. Rossi, Loescher, Torino, 1973, pagg. 146-151
4 )La religione dell’Iran antico, fino all’avvento dell’islam, cioè fino alla conquista araba dell’impero persiano dei Sasanidi alla metà del 7° secolo. Prende il nome dal suo fondatore,Zaratustra, o dal dio principale, Ahura Mazdā in antico-iranico, Ōhrmazd in medio-iranico, da cui il nome di mazdeismo.
5) detti anche albanesi d’Italia, sono una minoranza etno-linguistica storicamente stanziata in Italia meridionale ed insulare.

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