Eliminiamo la razza

La prima parte dell’articolo 3 della Costituzione italiana recita “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Recentemente ne è stata proposta una correzione da parte di alcuni scienziati italiani, antropoligi fisici e antropologi culturali, che ritengono antistorico, oltre che scientificamente infondato, l’uso del termine razza di cui, pertanto, chiedono l’eliminazione.

La richiesta è stata formalizzata il 23 gennaio, nel corso di una giornata di studi tenuta presso l’Università La Sapienza di Roma a cui hanno partecipato studiosi come Giovanni Destro Bisol, Pier Giorgio Solinas e Anna Maria Rivera. All’appello firmato da Giovanni Biondi e Olga Rickards per mezzo di una lettera aperta alle più alte istituzioni italiane (www.scienzainrete.it) hanno aderito anche il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche Renzo Gattegna e il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. Il deputato PD Michele Anzaldi si è fatto portatore della proposta presso il governo.

Il termine “razza”, come tutti gli altri riferiti agli ordini tassonomici basati sulla variabilità morfologica dell’umanità che dalla fine del Seicento hanno contribuito a fornire autorevolezza scientifica a definizioni razziste, è stato progressivamente spazzato via dai progressi delle scienze biologiche. Da decenni genetisti e antropologi, infatti, rimarcano che tutti gli esseri umani condividono, indifferentemente dalla loro provenienza e dal loro aspetto fisico, il 99,9 % del patrimonio genetico e che quello 0,1 % non rimanda ad alcun tipo di distinzione scientificamente misurabile tra le popolazioni. Le differenze genetiche interindividuali osservabili sono, inoltre, presenti già all’interno delle singole popolazioni. Insomma nella scienza non ha più alcun senso usare la nozione classificatoria all’interno del genere Homo.

Quando i padri costituenti redassero la Carta costituzionale italiana, l’idea che esistessero diverse razze umane era ancora abbastanza vitale nell’ambito scientifico. Proprio in virtù di ciò e in considerazione delle tragiche vicende razziste esplose durante la seconda guerra mondiale, essi inserirono tale nozione con palese volontà anti-discriminatoria.

Al giorno d’oggi, la nozione di razza è ancora esistente e per lo più essa risulta confusa, manipolata, retorica, piegata a stigmatizzare chiunque sia diverso culturalmente, oltre che fisicamente. Eliminare tale termine dalla nostra Costituzione, oltre che a correggere un’espressione scientificamente non più adeguata, servirebbe a negare qualsiasi supporto alle provocazioni xenofobe, razziste, discriminatorie ancora esistenti e ahinoi attuali. Servirebbe anche a stimolare un rinnovato dibattito non solo tra giuristi e scienziati ma anche tra la popolazione civile nel cui immaginario collettivo persistono ancora idee e suggestioni di fondatezza del razzismo culturale e biologico.

Consola notare il risultato della ricerca del ternine “razza” su Google/immagini: compaiono nella stragrande maggioranza fotografie di animali e… qualche manifesto vecchio e sciocco (di cui si da documentazione) che tale deve rimanere.

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Si indicano alcuni interessanti riferimenti bibliografici a riguardo:

– F. Boas, L’uomo primitivo, Laterza 1972

– C. Lévi-Strauss, Razza e storia, Razza e cultura, Einaudi 2002

– G. Barbujani, L’invenzione delle razze, Bompiani 2006

– A.M.Rivera, Regole e roghi. Metamorfosi del razzismo, Dedalo 2009

– G. Biondi, O. Rickards, L’errore della razza, Carocci 2011

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di Giovanna FALASCA

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